Il
2001 è anno che esce dai canonici quindici cui, di diritto, è
attribuibile la definizione di “anni di sangue”, ma a luglio,
durante il vertice del G8, assistemmo ad un rigurgito di violenza
rossa e, come è accaduto per il quindicennio 1969-1984, oggi, dopo
dieci anni, c’è chi cerca di lasciare una memoria storica ben
differente dalla realtà di quei giorni.
Fortunatamente
internet consente a chi, come me, quegli episodi ricorda bene, nelle
cronache e nelle documentazioni visive, di lasciare una traccia
uguale e contraria, per dare la possibilità a chi quegli anni non ha
vissuto di confrontare le versioni e, in prospettiva, anche ad una
riflessione non inquinata da tesi a senso unico.
Senso
unico come quello che leggiamo sia rappresentato in due film usciti
in questi giorni.
Del
primo, sull’attentato di Piazza Fontana, abbiamo già scritto, del
secondo annotiamo alcune considerazioni in questo commento.
Diaz
è il nome della scuola in cui, generosamente, lo stato aveva deciso
di dare ospitalità a chi voleva manifestare a Genova contro il G8.
Il
presupposto di ogni ospitalità è il rispetto delle regole, quindi
chi manifestava lo doveva fare civilmente, senza danneggiare
proprietà pubbliche e private, senza mettere in pericolo
l’incolumità di altri (cittadini o Forze dell’Ordine che siano)
perché il disturbo di ogni manifestazione è già sopportato dalla
cittadinanza con il fermo del traffico e l’alterazione delle
normali attività produttive per lasciare passare i cortei.
Purtroppo
nel luglio 2001 Genova e i Genovesi non furono rispettati dai loro
ospiti che si diedero al vandalismo, distruggendo e devastando
proprietà private e pubbliche, minacciando e ferendo gli Agenti e i
Carabinieri, anche con il lancio di corpi contundenti pericolosissimi
come gli estintori e quindi trovando rifugio all’interno del
grosso della manifestazione che, pur non avendo partecipato alle
devastazioni, non possono non essere considerati latamente "complici" per non
aver bloccato, smascherato e denunciato i criminali.
E’
naturale e doveroso che, ripreso il controllo del territorio, le
Forze dell’Ordine cercassero anche i responsabili degli atti
all’interno della scuola che ospitava i manifestanti.
Dovere
degli ospiti sarebbe stato quello di non opporre resistenza alle
perquisizioni.
Non
fu così.
La perquisizione della scuola trovò resistenza.
Mi
sembra il minimo che chi partecipa a manifestazioni di piazza con
l’intenzione di usare violenza alla proprietà pubblica e privata,
chi lancia oggetti pericolosi per l’incolumità fisica del
prossimo, chi si oppone alle legittime azioni delle Forze dell’Ordine
alla ricerca dei criminali, metta in conto la possibilità che invece
di suonare, sia suonato.
Ed
è ridicolo vedere manifestanti che, come una Fornero qualunque,
vanno a frignare per qualche manganellata presa mentre si opponevano
alla forza pubblica.
Per
non parlare di chi viene dipinto come un eroe per essere morto a
seguito della reazione di chi era bersaglio dei suoi lanci di
estintore.
La
Verità, caro lettore che fra cinquanta anni cercherai di capire cosa
accadde nel luglio 2001 a Genova, è tutta qui.
Da
un lato un gruppo di criminali che si facevano scudo con dei
manifestanti colpevoli di non aver saputo denunciarli, dall 'altro
una città devastata e ferita da quei criminali, difesa da un pugno
di Poliziotti e Carabinieri coraggiosi e fedeli alla loro missione.
La
degenerazione delle manifestazioni di piazza non può trovare
giustificazione alcuna, mentre le Forze dell’Ordine, semmai,
possono essere imputate di aver reagito con un guanto troppo
di velluto alle violenze criminali delle bande estremiste, ma per
responsabilità evidente di ordini precisi, finalizzati a non
inasprire gli animi.
Errore
grave, perché i manifestanti ne hanno tratto la convinzione della
debolezza dello stato e, così, alla successiva perquisizione alla
Diaz hanno osate resistere.
L’Ordine
doveva essere ristabilito e così fu.
Processare
le Forze dell’Ordine è un ulteriore vulnus alla capacità di uno
stato di far fronte ad analoghe, future manifestazioni del genere.
Semmai
dovrebbero richiedere a tutti coloro che fecero resistenza alla Diaz
(e per questo subirono qualche manganellata, quindi il ricovero e
quindi l’identificazione) di pagare i danni inferti alla città di
Genova ed ai Genovesi.
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