giovedì 19 aprile 2012

Diaz


Il 2001 è anno che esce dai canonici quindici cui, di diritto, è attribuibile la definizione di “anni di sangue”, ma a luglio, durante il vertice del G8, assistemmo ad un rigurgito di violenza rossa e, come è accaduto per il quindicennio 1969-1984, oggi, dopo dieci anni, c’è chi cerca di lasciare una memoria storica ben differente dalla realtà di quei giorni.
Fortunatamente internet consente a chi, come me, quegli episodi ricorda bene, nelle cronache e nelle documentazioni visive, di lasciare una traccia uguale e contraria, per dare la possibilità a chi quegli anni non ha vissuto di confrontare le versioni e, in prospettiva, anche ad una riflessione non inquinata da tesi a senso unico.
Senso unico come quello che leggiamo sia rappresentato in due film usciti in questi giorni.
Del primo, sull’attentato di Piazza Fontana, abbiamo già scritto, del secondo annotiamo alcune considerazioni in questo commento.
Diaz è il nome della scuola in cui, generosamente, lo stato aveva deciso di dare ospitalità a chi voleva manifestare a Genova contro il G8.
Il presupposto di ogni ospitalità è il rispetto delle regole, quindi chi manifestava lo doveva fare civilmente, senza danneggiare proprietà pubbliche e private, senza mettere in pericolo l’incolumità di altri (cittadini o Forze dell’Ordine che siano) perché il disturbo di ogni manifestazione è già sopportato dalla cittadinanza con il fermo del traffico e l’alterazione delle normali attività produttive per lasciare passare i cortei.
Purtroppo nel luglio 2001 Genova e i Genovesi non furono rispettati dai loro ospiti che si diedero al vandalismo, distruggendo e devastando proprietà private e pubbliche, minacciando e ferendo gli Agenti e i Carabinieri, anche con il lancio di corpi contundenti pericolosissimi come gli estintori e quindi trovando rifugio all’interno del grosso della manifestazione che, pur non avendo partecipato alle devastazioni, non possono non essere considerati latamente "complici" per non aver bloccato, smascherato e denunciato i criminali.
E’ naturale e doveroso che, ripreso il controllo del territorio, le Forze dell’Ordine cercassero anche i responsabili degli atti all’interno della scuola che ospitava i manifestanti.
Dovere degli ospiti sarebbe stato quello di non opporre resistenza alle perquisizioni.
Non fu così.
La perquisizione della scuola trovò resistenza.
Mi sembra il minimo che chi partecipa a manifestazioni di piazza con l’intenzione di usare violenza alla proprietà pubblica e privata, chi lancia oggetti pericolosi per l’incolumità fisica del prossimo, chi si oppone alle legittime azioni delle Forze dell’Ordine alla ricerca dei criminali, metta in conto la possibilità che invece di suonare, sia suonato.
Ed è ridicolo vedere manifestanti che, come una Fornero qualunque, vanno a frignare per qualche manganellata presa mentre si opponevano alla forza pubblica.
Per non parlare di chi viene dipinto come un eroe per essere morto a seguito della reazione di chi era bersaglio dei suoi lanci di estintore.
La Verità, caro lettore che fra cinquanta anni cercherai di capire cosa accadde nel luglio 2001 a Genova, è tutta qui.
Da un lato un gruppo di criminali che si facevano scudo con dei manifestanti colpevoli di non aver saputo denunciarli, dall 'altro una città devastata e ferita da quei criminali, difesa da un pugno di Poliziotti e Carabinieri coraggiosi e fedeli alla loro missione.
La degenerazione delle manifestazioni di piazza non può trovare giustificazione alcuna, mentre le Forze dell’Ordine, semmai, possono essere imputate di aver reagito con un guanto troppo di velluto alle violenze criminali delle bande estremiste, ma per responsabilità evidente di ordini precisi, finalizzati a non inasprire gli animi.
Errore grave, perché i manifestanti ne hanno tratto la convinzione della debolezza dello stato e, così, alla successiva perquisizione alla Diaz hanno osate resistere.
L’Ordine doveva essere ristabilito e così fu.
Processare le Forze dell’Ordine è un ulteriore vulnus alla capacità di uno stato di far fronte ad analoghe, future manifestazioni del genere.
Semmai dovrebbero richiedere a tutti coloro che fecero resistenza alla Diaz (e per questo subirono qualche manganellata, quindi il ricovero e quindi l’identificazione) di pagare i danni inferti alla città di Genova ed ai Genovesi.



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martedì 3 aprile 2012

Piazza Fontana

Dopo alcuni anni di pausa, ho l’occasione per un nuovo post in questo blog che, comunque, continua ad avere una costante partecipazione di lettori.
Piazza Fontana.
E’ uscito in questi giorni un film che ricostruisce la vicenda, ancora oscura, di quell’attentato del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura.
Allora avevo 13 anni (ignaro del fatto che dodici anni dopo avrei iniziato la mia carriera professionale proprio da quella banca) e le manifestazioni studentesche ed operaie avevano fatto capolino nei telegiornali dell’epoca molto … sobri (veramente tali, non come il governo di Bin Loden Monti !) .
La strage fu un autentico pugno nello stomaco per tutti gli Italiani che, purtroppo, negli anni successivi dovettero abituarsi a simili atti.
Le bombe, storicamente, sono lo strumento usato dagli anarchici per manifestare la loro (violenta) opposizione ai governi e così le indagini si indirizzarono verso tale settore della politica.
Durante un interrogatorio un anarchico morì cadendo dalla finestra.
La sinistra insorse, incolpando un valoroso servitore dello stato, il Commissario Calabresi.
Raccolte di firme, tanto che, come accadde nel 2001-2002 con Marco Biagi che subì lo stesso trattamento, qualcuno, poi identificato con tre esponenti di Lotta Continua con Adriano Sofri, capo di quel movimento estremista, come ideologo, ne fu così condizionato da ritenersi in dovere di "vendicare" il "compagno caduto" assassinando il Commissario Calabresi.
Tutti condannati, praticamente nessuno che abbia scontato la pena.
Dopo Pinelli fu incolpato un altro anarchico, Pietro Valpreda.
Quindi gli inquirenti si sono dedicati ad esplorare le piste “nere”.
Per mettere d’accordo gli uni e gli altri si è spolverata la pista della “strage di stato”, magari con una spolveratina di Cia che non guasta mai.
Resta il fatto che, a quaranta anni di distanza, l’unica verità e quella che ognuno di noi si è costruito, spesso in base alle personali convinzioni ideali e, probabilmente, la Verità non la verremo mai a conoscere.
Come del resto accadrà per gran parte delle altre stragi come quella di Bologna del 2 agosto 1980 o dell’Itavia che hanno differenti versioni a seconda che le si guardi da destra o da sinistra o dal centro democristiano.
E’ importante questa conclusione, perché ogni analisi storica non può prescindere dall’esame e dalla considerazione paritaria di tutte le versioni.
E’ diritto poi del singolo storico o divulgatore trarre le personali conclusioni.
Onestà vorrebbe che si dichiarasse come quelle conclusioni non sono la Verità, ma una verità di parte, una convinzione personale, che ha pari diritto di cittadinanza con le verità di parte avversa e con le convinzioni personali di altri.
Anche il film appena uscito deve essere interpretato in questo senso: un fatto storico letto attraverso l’ideologia del regista.
Solo così si evita l’errore di trasformarlo in una verità storica da divulgare a chi, in quel 12 dicembre 1969, ancora non c’era.
Io c’ero e la versione di Giordana non mi convince.
Infatti al famoso “cui prodest” con il quale furono infarciti tutti i discorsi dopo ogni evento terroristico (e gran parte di quegli atti furono commessi inequivocabilmente da terroristi rossi purtroppo oggi tutti liberi) possiamo oggi rispondere che a beneficiarne fu solo la sinistra.
Tanto che, unica nazione occidentale, da noi i comunisti, eredi di una ideologica defunta, sono ancora vivi e vegeti.
Ma questa è la mia” verità, la mia convinzione personale.


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