domenica 18 marzo 2007

Bologna, marzo 1977: io c'ero

(Post della memoria: molto lungo)

Da circa un mese si sono aperte le "danze" celebrative per il "1977".
Come per il "1968" il reducismo sembra farla da padrone, annegando nella nostalgia dei 20 anni, quel che invece fu una stagione fatta solo di violenza, sangue, devastazione, terrore.
Nel 1977 io avevo 20 anni, frequentavo (si fa per dire: all'università ci andavo solo per gli esami, era molto meglio studiare a casa) giurisprudenza a Bologna ed ero in pari con gli esami.
A febbraio avrei dovuto - in sessione straordinaria - sostenere l'ultimo esame del piano di studi del primo anno: Istituzioni di Diritto Romano.
Nel 1976 si erano svolte le elezioni politiche più incerte della storia dopo quelle del 1948 e prima di quelle del 2006.
Il 1968 aveva lasciato strascichi di violenza e di "gruppettari" extraparlamentari.
Nel 1974 il referendum contro il divorzio aveva visto una inedita coalizione, che andava dai liberali ai comunisti, prevalere su DC e MSI.
L'anno successivo, 1975, il PCI "sfondava" in regioni, province e comuni, grazie anche al collaborazionismo del PSI - sempre con i piedi in due staffe - e di settori del PSDI, PRI e PLI (la corrente di sinistra di Zanone che nel 1976 prese il potere nel partito conducendolo a sinistra: oggi Zanone è senatore ulivista in quota DS !!!).
In questo quadro la DC "tenne", recuperando sul 1975 e mantenendo a distanza il PCI.
Chi fallì fu invece il PSI e così, con il "pensionamento" dei vecchi leaders come De Martino, iniziò l'era Craxi.
A livello internazionale la metastasi comunista sembrava inarrestabile.
Gli Stati Uniti, dopo il Watergate e la ritirata vergognosa dal Vietnam, si erano chiusi in se stessi eleggendo nel novembre 1976 il peggior presidente che abbiano mai avuto: Jimmy Carter.
La crisi del PSI e l'impossibilità numerica di un governo centrista - stante la conventio ad excludendum nei confronti dell' MSI-DN che manteneva le sue posizioni introno al 6% - diede la stura alle più fantasiose masturbazioni di alchimia politica, il cui indiscusso protagonista fu Aldo Moro.
Ne uscì così un governo claudicante (sostituito poi nel 1978 dal governo della "non sfiducia") affidato a Giulio Andreotti.
Enrico Berlinguer sperava di portare il suo partito comunista al potere evitando gli errori di Allende che nel settembre 1973 era stato rimosso in Cile, lanciando il "compromesso storico", accettando la Nato come ombrello protettivo e trasformando il PCI in "partito d'ordine".
Un ordine che cercava di imporre anche nelle università e nell'insorgente mondo marginale che oggi apparterebbe ai centri sociali, no global e pacifinti.
Bologna era da sempre il "fiore all'occhiello" del PCI.
Una accurata operazione di marketing presentava la città felsinea come la meglio amministrata in Italia ed era l'epoca degli "autobus gratis".
E' bene ricordare che allora i deficit degli enti locali venivano sistematicamente coperti dal governo centrale, aumentando le tasse e l'indebitamento pubblico con l'emissione di valanghe di titoli di stato.
Così se è vero che a Bologna il PCI erogava servizi gratuiti, è altrettanto vero che lo abbiamo pagato tutti - e salato - con le politiche di rientro dal deficit pubblico degli anni successivi (e finchè ci sarà la sinistra al governo non sarà mai finito l'esproprio dei nostri risparmi).
E che le amministrazioni di Bologna non fossero poi quelle meraviglie che la propaganda comunista cercava di far credere, lo si è visto quando i comunisti, occupato il potere in centinaia di comuni, province e regioni e non avendo più la possibilità di scaricare gli oneri sul governo centrale, si sono adattati alla politica di tutte le altre amministrazioni, dando così ragione a Mariano Rumor che, in una tribuna politica, rispose all'esempio di Bologna, dicendo che "l'amministrazione comunista di Bologna poteva vantarsi di simili risultati solo perchè era inserita in un'Italia democristiana".
Bologna, quindi, vetrina del comunismo italiano e, come tutte le vetrine, l'ordine del partito era di dimostrare come, con il PCI, potesse essere garantito l'ordine pubblico.
E come Bologna tutte le altre città dove il PCI era riuscito a conquistare l'amminsitrazione locale.
Così il 1977 inizia con le turbative indotte da studenti svogliati, da ex sessantottini, dalla sinistra alla sinistra del PCI.
Ed inizia come nel 1968 con occupazioni di scuole e università.
Con scontri di piazza.
Con manifestazioni di violenza.
A febbraio 1977, dunque, in tale clima generale, avrei dovuto sostenere l'ultimo esame del piano di studi del primo anno dell'università.
Non ci riuscii.
Le continue occupazioni, oltre ed impedire le lezioni, impedivano anche gli esami.
La tensione, però non cessava.
La pressione aumentava.
In ogni parte d'Italia si susseguivano disordini, scontri.
Apparivano le prime armi in mano ai manifestanti.
La vetrina di Bologna si infranse.
L'11 marzo, l'ennesima manifestazione di violenti - anticipatori dei centri sociali, no global, pacifinti di oggi - che cercava di impedire l'agibilità politica in università agli studenti cattolici di Comunione e Liberazione venne affrontata - finalmente ! - dalle Forze dell'Ordine con cariche ripetute tendenti a disperdere i facinorosi.
I quali potevano contare su un'arma in più: la radio, Radio Alice divenuta famosa per "raccontare" in diretta gli scontri e, soprattutto, per consentire ai vandali di conoscere dove e come andavano dispiegandosi le Forze dell'Ordine, peraltro in numero insufficiente ad affrontare l'emergenza: non si pensava che Bologna la Rossa potesse sfuggire di mano al PCI.
L'11 marzo mio padre mi comprò la prima automobile e stavamo tornando verso casa quando i vigili urbani ci consigliarono di prenderla larga perchè "c'erano degli scontri e si poteva rovinare la macchina nuova".
Così facemmo.
Arrivati a casa dopo un giro tortuoso, imparammo che negli scontri un ventiseienne estremista di Lotta Continua era rimasto ucciso mentre aggrediva i Carabinieri.
Sembra di rivedere la scena che, 24 anni più tardi, portò al cimitero Carlo Giuliani.
Anche nel 1977 un gruppo di violenti pensava di affrontare le Forze dell'Ordine confidando nell'impunità.
Francesco Lorusso morì nella centralissima Via Mascarella.
Mi ricordo - ed è un peccato che oggi non vengano riproposti per intero gli articoli di quegli anni, invece di inondarci di commenti reducisti - che il quotidiano della mia città, Il Resto del Carlino, descriveva l'arrivo di Lorusso in ospedale.
Mi è rimasta impressa la descrizione dell'estremista sulla barella e, mentre i portantini correvano verso la rianimazione, un cubetto di porfido usciva dall'eskimo e cadeva sul pavimento dell'ospedale ...
E accosto ancora di più la figura di Lorusso, Lotta Continua, a quella di Giuliani, no global.
Il primo che lanciava cubetti di porfido, il secondo estintori.
Entrambi hanno fatto la stessa fine.
Entrambi nel loro ambiente vengono considerati "martiri" ed "eroi" mentre noi, nel nostro, li consideriamo nulla più di come si possono considerare due che usano violenza nei confronti del prossimo e siamo totalmente, senza "se" e senza "ma" dalla parte delle Forze dell'Ordine.
Di quell'11 marzo 1977 mi ricordo ancora le telefonate con una cara amica che abitava in centro e che vedeva dalla finestra gli scontri e il fumo dei lacrimogeni.
Gli scontri continuarono anche nella notte e in mattinata del 12, quando la Polizia chiuse Radio Alice.
E mi ricordo quindi di un vicino di casa recentemente scomparso, amico di famiglia e consigliere regionale del PSDI, con il quale, per il terrore di mia madre, mi avventurai a piedi per percorrere quei 5 chilometri che mi separavano dalla zona universitaria per "renderci conto di cosa succedeva".
Arrivati in zona all'incirca alle 10 di sera, l'ordine imposto dagli autoblindo di Cossiga, arrivati in tutta fretta dalle città vicine e anche da Padova, era ripristinato.
Piazza Verdi , cuore della zona universitaria - per arrivarci dovemmo esibire per ben tre volte i documenti e dubito che mi avrebbero lasciato passare se non fossi stato in compagnia di un politico regionale - non l'ho mai vista così tranquilla e pacifica come la sera del 12 marzo 1977, con tutte le autoblindo schierate e l'università ripulita dalla feccia rossa.
Il 1977, come il 1968 non è da celebrare, solo da ricordare come uno degli anni bui della nostra storia.
Quelli che scatenarono la guerriglia a Bologna non furono altro che l'altra faccia (o la stessa ?) delle brigate rosse che l'anno successivo rapirono Aldo Moro, uccidendo la scorta e poi trucidando il politico democristiano, innescando quegli "anni di piombo" e pescando dagli ambienti dell'estrema sinistra la manovalanza per le loro infami azioni terroriste.
Non c'è nulla di buono nel 1977 (e nel 1968) ad eccezione dell'età che avevamo allora.Il ripristino dell'ordine avvenne manu militari, anche se poi, spaventati dal coraggio avuto, non si continuò sulla strada virtuosa della repressione e si preferì puntare sui tradimenti e sui pentiti, con il risultato che i colpevoli di allora oggi sono liberi, fanno conferenze nelle stesse università che hanno devastato, sono parte delel istituzioni e, in buona sostanza uccidono una seconda volta le loro vittime, violentando, con la loro sola presenza libera, la memoria di chi cadde per colpa loro.
L'esame di Istituzioni di Diritto Romano riuscii poi a sostenerlo a fine marzo.
L'automobile nuova mi accompagnò fino all'8 giugno 1993.

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Pubblicato in Blacknights al link di cui al titolo, in data 9 marzo 2007.

32 commenti:

Aulin ha detto...

Fotografia perfetta. C'ero anch'io, anche se più giovane di te e dico solo : speriamo che nn si ripeta.

Lontana ha detto...

Anni veramente bui e angoscianti. Di paura e di rabbia a vedere come quei gruppi potessero rovinare la vita di tutti. Prima del 68 l'Italia andava a gonfie vele, poi inizio' lo schifo che ci ha rovinato.
Orribili quegli anni!

Massimo ha detto...

Proprio così. Ci si dimentica troppo in fretta. E adesso dei protaginisti negativi di quegli anni sono in parlamento. Altri osannati come "eroi". Altri in cattedra ad insegnare (sic !). La maggior parte, tutti quelli di sinistra, liberi come fringuelli.

marnie ha detto...

In quegli stessi anni i rossi non occupavano solo le scuole e le università, ma anche le strade delle grandi città. Un giorno si e l'altro pure scioperavano e manifestavano. Uscire e tornare a casa era un'avventura. Le categorie chiamate a scioperare erano tante e tutte solerti. A fine "sfilata" sembrava fossero passati i vandali. Gridavano e sfasciavano ciò che incontravano: panchine, segnaletica stradale, cartelloni pubblicitari, paline delle fermate dei mezzi pubblici, ecc. I motivi di sciopero non mancavano. Le femministe, cartelloni in mano con disegni e parole oscene, reclamavano la libertà dell'uso del proprio corpo e delle loro scelte di vita., per ottenere la legge sull'aborto e quella sul divorzio. Accontentate. Poi toccava ai metalmeccanici, agli operatori dei mezzi pubblici, agli studenti, che reclamavano il voto politico e la laurea per tutti con lancio dalla finestra dell'università, agli insegnanti aspiranti al posto fisso, senza concorso e senza abilitazione. Si sono viste le conseguenze! Le pareti dei corridoi delle scuole erano pieni di proclami rossi. Se qualche studente o insegnante di destra si permetteva di affiggere un suo volantino, finiva a rissa o a sangue. Per riempire i giorni vuoti, scioperavano per fini politici internazionai pro Allende o conro il Vietnam. Erano i padroni della strada. Altro che suolo pubblico. E li chiamano bei tempi!

Massimo ha detto...

Tutto vero, Marnie. Ho recentemente sentito Capanna, che su quegli anni ha prosperato senza meriti, preannunciare grandi iniziative per il 40° del 2008.
Capanna, che adesso provoca altri danni con il suo movimento anti ogm, la racconta come vuole e solo chi non c'era può credere che sia stato un grande momento di democrazia e non l'inizio della nostra decadenza.

NemoTeneturAdImpossibilia ha detto...

E' un post veramente magnifico.La narrazione è semplicemente sublime.Pareva di esserci.Complimenti

robertonicolickblog ha detto...

Cari amici
Vi scrivo con piacere per segnalarvi l'uscita di un mio libro, "39 biglietti di sola andata", che tratta di una strage , l'ennesima, fatta dai partigiani comunisti, in provincia di Savona.
Vi invio una mia recensione con intervista, apparsa su IL GIORNALE, Genova, e la copertina se qualcuno dei Vostri iscritti avesse intenzione di acquistarlo dovrebbe ordinarlo via mail a robertonicolick50@alice.it, lo posso inviare a mezzo contrassegno al modico prezzo di 12 euro piu' le spese postali.
Roberto Nicolick

Il titolo del libro “39 biglietti di sola andata” ha un motivo preciso d’essere ?



Si, 39 sono i prigionieri giustiziati in modo arbitrario e sommario dai partigiani comunisti nel maggio del 45, a guerra finita, solo per vendetta . Sola andata, indica che fu un viaggio su un autobus , a senso unico senza speranza, verso la morte



Si e’ ispirato ad un fatto realmente accaduto ?



Certamente, la strage accadde per davvero, i cadaveri vennero tutti ritrovati e seppelliti dopo presso il cimitero di Altare, detto delle Croci Bianche, dove riposano tuttora, accanto a tombe di Partigiani, finalmente in pace, senza odio e rancori.



Chi sono i protagonisti della vicenda ?



Le vittime, tutti uomini dai 17 ai 60 anni compiuti, i loro fucilatori, esponenti della cosiddetta polizia partigiana comunista, le donne del convoglio repubblichino, che vennero stuprate nell’Alessandrino e un certo numero di persone che assistettero alle violenze e alla strage.



Nel libro vi sono anche delle foto



Infatti, foto recenti e d’epoca per meglio inquadrare e descrivere i luoghi dove si snoda la vicenda. Foto molto belle e suggestive, alcune assolutamente inedite.



In sintesi, ci racconti la vicenda, oggetto del suo scritto



Al crollo della Repubblica Sociale Italiana, aprile 1945, si formarono delle colonne in fuga dalle principali citta’ del Nord.

Una di queste partita da Savona, riesce ad arrivare tra mille difficolta’ a Valenza Po, dove le formazioni partigiane locali la intercettano e ne arrestano i componenti. Le donne subirono violenza sessuale, tutti furono derubati dei valori personali.

Quindi vennero imprigionati presso il carcere di Alessandria. Dove arrivarono i partigiani savonesi a prelevarli, con un autobus, da Alessandria , attraversando l’Acquese, raggiunsero Cairo, lasciando una scia di sangue di esecuzioni sommarie, A Cadibona , dopo un pestaggio violentissimo, si concluse la vicenda con la fucilazione in massa di 37 persone. Le donne furono risparmiate.



Per scrivere questo paperback dove ha raccolto i dati e le notizie ?



Dai giornali dell’epoca, dall’Archivio di Stato ma principalmente da testimonianze di persone che assistettero personalmente al fatto, e da persone che scamparono alla morte. A tutt’oggi queste soffrono di incubi per questa vicenda terribile.

Altri hanno ancora adesso paura, e non hanno voluto comparire, infatti non sono stati nominati, come pure gli assassini, che ho citato solo con le iniziali, per il cosiddetto diritto d’oblio



Gli assassini ?



Tutti personaggi noti e riconosciuti, protestarono la loro innocenza in tribunale, nel corso del processo che ebbe luogo successivamente. Alcuni furono condannati ma….amnistiati e tre di loro faranno anche carriera politica.

Comunque vissero tutti felici e contenti, la solita vergogna.



Perche’, Nicolick, ha scritto questo libro…scomodo ?



Sin da piccolo ero incuriosito dalla strage, se ne parlava a mezza bocca, senza dare fastidio agli assassini che viaggiavano onorati e rispettati.

Era in corso un meccanismo di rimozione di un fatto vergognoso. Tuttora attivo , e penso che i morti, di qualsiasi fazione, esercito, cultura o bandiera debbano essere ricordati e rispettati senza alcun tipo di strumentalizzazione politica. Questo in ultima analisi e’ il principale motivo, per riflettere sull’odio politico e sulla intolleranza di certi integralisti.

Inoltre parlare di una strage compiuta da Partigiani comunisti e’ come infrangere un tabù…

Forse questo libro e’ scomodo per due tipi di persone : per me che sto cominciando a ricevere delle minacce e per chi mi invia le minacce, perche’ e’ obbligato a guardarsi dentro…



Le’ e’ uno storico ?



No, sono una persona curiosa che vuole guardare dentro e dietro alle cose, che vuole capire, senza grandi strumenti culturali, senza atteggiamenti da secchione, e soprattutto voglio raccontare agli altri, non in modo ermetico o criptico, come accaddero certe cose, terribili e cruente, come quella in oggetto…

Carlo ha detto...

Io, invece, a Bologna, non c'ero, ma ho vissuto quei tempi mantenendomi controcorrente. Ho sempre detestato il conformismo dei miei professori e dei miei compagni di scuola, logicamente, visto l'epoca, tutti o quasi rigorosamente di sinistra.
Tuttavia, la tua rievocazione non mi è piaciuta per nulla perchè ispirata alla stessa visione manichea, sia pure invertendo i buoni ed i cattivi, dei tuoi (ed anche miei) avversari di allora.
Dopo 40 anni ci vorrebbe capacità di analisi, non limitarsi alla lista dei cattivi....

Massimo ha detto...

Caro Carlo, a subire ilrinvio dell'esame sono stato io (e tanti altri). Ad avere le automobili distrutte sono stati decine di cittadini bolognesi. A constatare la durezza degli scontri sono stati i poveri Poliziotti. Io c'ero ed ho descritto quello che è accaduto. Naturalmente ho anche espresso i miei commenti. Ma i fatti sono quelli descritti.

Anonimo ha detto...

a me sembra una ricostruzione solamente ben scritta,da mani di uno che mentre la città era in fiamme e le persone portavano avanti le proprie ideee progetti(da entrambe le parti per carità)si preoccupava di dare il suo esamino per diventare avvocatino e girare con la macchina nuova comprata dal babbo...bha...bha bha..poi io ovviamente non c'ero e quindi non posso certo sapere le cose,giusto????

Massimo ha detto...

Quale progetto ? Forse quello dei replicanti del '68 che aspiravano (e alcuni purtroppo ci sono riusciti) a vivere vendendo la memoria del '77 senza produrre alcunchè.
Nel marzo del 1977 a Bologna ci furono solo devastazioni e una tiepida reazione della Polizia colta di sorpresa. Esattamente come a Genova nel luglio 2001.
A scuola e all'università si va per studiare.
Chi non lo fa, merita di essere difeso da avvocati e curato da medici giunti alla laurea con il 27 politico.

paolo ha detto...

certe conquiste sociali delle quali sei figlio anche tu le devi al 68 dottorino.
ti ricordo che il 68 è frutto di una coscienza collettiva condivisa anche da molti attivisti di destra ed ha condotto ad un'autocoscienza che ha ribaltato il bigotto modo di pensare precedente.

Massimo ha detto...

Per mia fortuna la mia educazione fu impostata negli anni precedenti al '68 che mi vide al liceo e all'università sulla parte opposta della barricata in cui stavano i "contestatori".
Esattamente dove sono ancora oggi.
Delle "conquiste sociali" del '68 ne farei volentireri a meno: divorzio, aborto, maleducazione, droga ... le lascio tutte alla sinistra.
Vero che, all'inizio, qualche sbandamento ci fu anche nelle file della Destra. Poi, però, Almirante mise tutti in riga.

paolo ha detto...

maleducazione, droga, certo tutte prerogative di sinistra...quanta pochezza e quanta sommarietà si legge nelle tue parole...
Non sarai figlio del 68, ma sei facile preda della generalizzazione, un male assoluto.
Almirante mise in riga tutti? certo, voi soldatini di piombo forse...

Massimo ha detto...

Non siamo certo noi a Destra a ritenere "una conquista" e financo "un diritto" divorzio e aborto.
Non siamo certo noi per la liberalizzazione delle droghe.
Non siamo certo noi che difendiamo quelli che imbrattano i muri delle città.
Potrò rivalare la sinistra solo quando si libererà dalle scorie del '68 ...

Anonimo ha detto...

ve la suonate e ve la cantate, ma quando diventerete grandi? quando inizierete a capire che la democrazia si costruisce sul terreno delle contraddizioni? quando la smetterete di sbandierare infantilmente la posticcia e falsa bandiera dell'anticomunisno? o pure auspicate a che il capo branco vi garantisca una vita meschina uccidebdo coloro che nonostante tutto difendono la propria e altrui dignità? ma già... a voi piace la banda bassotti messa a guardia del deposito de paperoni spero proprio che le cose cmbieranno e vi8 farete un po' più grandi. Auguri!

Anonimo ha detto...

ma che bravo il nostro massimo che mette alla berlina vittorie della società civile quali sono quelle referendarie, ma già, se fossero state della "destra" allora sarebbero state vittorie del POPOLO che avrebbero leggittimato qualsivoglia legge ad personam e non democratica.

Massimo ha detto...

Mi piace questo blog. Non scriviamo più, ma continua ad essere frequentato da circa 200 visitatori al mese. Qualcuno poi commenta. Mi piacerebbe che l'ultimo anonimo spiegasse perchè avrei messo alla berlina il referendum. Ho ricordato che il referendum sul divorzio vide l'alleanza dal Pli al pci. Poi è legittimo ritenere il divorzio non una conquista civile, ma un primo vulnus alla solidità morale di una nazione. Ma non l'ho scritto qui, quindi immagino che l'anonimo commentatore sia un mio abituale lettore. E lo ringrazio per l'attenzione che, però, non arriva al punto da capire che il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi. Quanto all'"uccidere" chi combatteva per la dignità propria e degli altri non so a chi si riferisse, per quanto mi riguarda non certo a Lorusso o Giuliani che furono, solo più sfortunati, della stessa pasta di quei delinquenti che hanno messo a ferro e fuoco Roma martedì scorso e che hanno solo avuto la fortuna che le Forze dell'Ordine non hanno voluto reagire come avrebbero dovuto.

Vincenzo ha detto...

Prima del 68, per chi non se lo ricorda, una donna che tradiva il marito rischiava di finire in carcere. Il marito che tradiva la moglie, invece, no. Si poteva uccidere il coniuge traditore e sperare in una pena mite, grazie alla legge sul “delitto d’onore”. Se ci si voleva liberare della moglie o del marito, conveniva farlo passare per pazzo, cosa per altro semplice, visto che bastava un semplice certificato di un medico compiacente, che poteva fare passare un esaurimento nervoso per schizofrenia. Chi si comportava in modo eccentrico, o era omosessuale (allora si preferiva il termine ‘invertito’) veniva isolato dalla comunità delle persone ‘per bene’. E' questo il mondo che rimpiangi tanto?
Io nel 77 c'ero, ed ero sulle barricate. C'erano, tra di noi, tanti ragazzi che non avrebbero mai immaginato, prima, di esserci, stufi di un mondo politico che non li teneva in nessuna considerazione (PCI compreso). La tua ricostruzione è errata in diversi punti. Tanto per dirne una, le autoblindo non arrivarono alla sera del 11 Marzo, ma in quella del 12, dopo che per tutta la giornata l'università era stata occupata. Ma ha ben poca importanza. Di certo, con le tue idee, fai bene a parlare male di quelle giornate. A me ricordano solo una generazione che per ottenere ciò che credeva giusto ha lottato e ha pagato un tributo di sangue non indifferente. Le Brigate Rosse non c'entrano nulla, quelle conducevano tutt'altra sciagurata lotta.

Massimo ha detto...

Forse hai un po' confuso la realtà con film quali "Divorzio all'italiana". Su certe questioni di cui hai scritto, ad esempio l'evoluzione del diritto sull'adulterio, il '68 inteso come movimento studentesco e femminista non ha inciso. Il femminismo è stato solo una avvilente buttarsi via di tante donne e della femminilità in generale. Gli omosessuali non avendo chi ascoltasse i loro capricci, non avevano pretese e, anzi, erano più che tollerati soprattutto in quanto rappresentavano delel autentiche macchiette cinematografiche. Il divorzio, nel 1970, fu il grimaldello con il quale si attivò la deriva morale dell'Italia, con la perdita di Valori come la Famiglia, per arrivare agli odierni aborto, eutanasia, manipolazione genetica. Le brigate rosse furono figlie del '68 e sorelle del '77 dalle cui masse trassero la loro manovalanza. Il pci non fu mai il mio partito di riferimento e se la Riforma Gelmini ha, come si dice, scritto la parola fine al '68 non possiamo dimenticare che fu per l'incapacità e la debolezza dei ministri dell'Istruzione e degli Interni di allora che si è mandata in malora la nostra scuola e la nostra università. Sì, proprio negli aspetti che hai citato vorrei ritornare ai Valori antecedenti al '68, perchè credo che noi Italiani possiamo ancora dire una parola forte nello sviluppo del mondo solo se sapremo recuperare spessore morale ed etico.

bennyraft ha detto...

Sono arrivato alla frase dove dici "Allende era stato rimosso"

Rimosso un paio di palle ,in Cile c'è stato un colpo di stato.

vediamo se mi pubblichi.

Massimo ha detto...

Rimosso. Confermo. In forza di una delibera parlamentare del precedente 22 agosto. Ne parlo diffusamente un una serie di post i cui links puoi trovarli qui: http://blacknights1.blogspot.com/2006/12/augusto-jos-ramn-pinochet-ugarte.html .

Anonimo ha detto...

Vabbe'.. ad Allende l'hanno rimosso, dici tu.
Allora Mussolini l'hanno appeso a testa in giu' per rinvenirlo.

Anonimo ha detto...

E la bomba di Bologna l'hanno messa i comunisti cubani.

Voi fascisti prima di assassinare la gente uccidete sempre la verita'.

bennyraft ha detto...

La Camera dei deputati si appella ai militari[modifica]Come menzionato, il 22 agosto 1973 i membri Cristiano-Democratici e del Partito Nazionale, della Camera dei deputati si appellarono ai militari per "porre fine immediata" a quello che descrivevano come "infrangimento della Costituzione... con lo scopo di reindirizzare l'attività del governo sul percorso della Legge ed assicurare l'ordine costituzionale della nostra Nazione e le basi essenziali della coesistenza democratica tra i cileni."

Anche se questo documento venne invocato per giustificare il colpo dell'11 settembre, è chiaro che il programma del colpo era qualcosa di differente dal ripristino dell'ordine costituzionale."

Questa e' una delibera parlamentare?
Ma fammi il piacere.

Massimo ha detto...

Ecco, chiedo a chi parla di "dialogo" se con simili "ragionamenti" uno che cerchi di "dialogare" più che altro non rischi di abbassarsi a tale livello.
Solo il signor Benny ha fatto uno sforzo di leggere una parte di quello che si è citato. Peraltro con pregiudizi tali (o con una fonte non corretta) da impedirgli di riconoscere che una maggioranza che approva un documento, è una delibera, visto che quella maggioranza appartiene ad un organismo collegiale.

Anonimo ha detto...

secondo me siete davvero tristi, come si può pensare che le manifestazioni del '77 siano state fonte di terrore e che addirittura non si riusciva a tornare a casa!Come si può pensare di essere stati vittima di quel clima solo per aver dovuto rinviare di qualche mese un esame(peraltro facilissimo),se in queste occasioni al posto di fare sempre i benpensanti e i "giusti" qualcosa sarebbe cambiato veramente.

Massimo ha detto...

Non è una opinione basata sul sentito dire, io c'ero. E fu esattamente come l'ho raccontato.

Anonimo ha detto...

POSSO ESSERE LEGGERMENTE (distrattamente) volgare...?
VORREI DIRTI CON TUTTO IL CUORE: MA VAI A CAGARE!

Massimo ha detto...

Non solo volgare, anche ignorante perchè la memoria di quel che fu è fondamentale per evitare di ritrovarci nuovamente nelle stesse condizioni. Ma credo che l'anonimo rappresenti il prototipo standard della sinistra. Chiudere gli occhi davanti alla realtà dei fatti per manipolarla, trasformandola in quel che non fu, è tipico della sinistra. Per capirlo leggere alla voce "resistenza".

Anonimo ha detto...

MA VAFFANCULO

Massimo ha detto...

Ecco un'altra dimostrazione (ovviamente e come sempre anonima) della profondità di pensiero, del sagace argomentare e della raffinata eleganza della sinistra. :-D