giovedì 5 gennaio 2006

Brigate rosse - Terza parte - Espansione e prime perdite

In seguito al successo del sequestro Sossi vi fu un numero impressionante di nuove adesioni, le BR si stavano trasformando in un vero e proprio esercito, provvedere al finanziamento, all’approvvigionamento, ed istruire i nuovi membri di ogni colonna diventava ogni giorno più difficile, così nell’estate del 1974 il gruppo dirigente decise di aprire un nuovo fronte: il fronte logistico che si sarebbe occupato di provvedere a queste necessità.L’abbondanza portò con se anche altri problemi e di ben più grave natura, come capita ad ogni esercito numeroso non fu possibile impedire che vi facessero il loro ingresso spie e traditori, grazie ad uno di questi l’organizzazione subì il primo duro colpo della sua ancora breve storia.L’otto Settembre 1974 grazie ad un infiltrato, Silvano Girotto noto alle cronache come “Frate mitra” i Carabinieri del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa arrestarono due dei capi dell’organizzazione: Renato Curcio e Alberto Franceschini. – Questa vicenda e i suoi risvolti meritano un capitolo a se, lo scriverò terminata la storia delle Brigate Rosse – In seguito a questo episodio si ebbero le prime due riunioni della “direzione strategica”, la prima il 13 Ottobre 1974 alla cascina Spiotta di Arzillo in provincia di Alessandria e la seconda poco dopo in Veneto, si discusse di come affrontare la questione dei capi brigatisti imprigionati. L’ordine del giorno era la liberazione dei prigionieri e cosa mai pensata prima nel nostro paese si decise di attuarlo assaltando i carceri dove erano detenuti. L’impresa riuscì solo a metà, ma ebbe una grande risonanza mediatica, il 18 Febbraio 1975 un commando di brigatisti guidato da Margherita “Mara” Cagol la moglie di Curcio, assaltò il carcere di Casale Monferrato riuscendo a liberarlo. Queste difficoltà non avevano fermato le altre attività del gruppo eversivo, dopo che nell’Aprile 1975 era stata diffusa la prima “risoluzione strategica” con l’intento di impressionare le istituzioni e creare coesione intorno al movimento, grazie ad alcuni precedenti contatti con marxisti leninisti e militanti di “Potere Operaio” nel Marzo del 1975 diedero avvio alla costituzione della colonna romana. Nel frattempo a Milano per tenere alta la tensione fu gambizzato il consigliere comunale della DC Massimo de Carolis. I responsabili del fronte dell’approvvigionamento adempivano i propri compiti con zelo e fu proprio nello svolgerli che le BR subirono il secondo grave colpo. Il 4 Giugno 1975 con l’intento di autofinanziarsi era stato sequestrato l’industriale Vallarino Gancia, all’operazione partecipava anche Margherita “Mara” Cagol che il 5 Giugno rimase uccisa insieme all’appuntato Giovanni d’Alfonso in uno scontro a fuoco presso un posto di blocco dei Carabinieri. Con la sua morte fu inaugurata la consuetudine di chiamare le colonne con il nome brigatisti caduti, a lei fu intitolata quella torinese.A rendere ancora più inarrestabile l’espansione delle BR nel 1975 intervenne l’alleanza strategica stretta con i “Nuclei Armati Proletari”, nel rispetto delle reciproche autonomie i due gruppi attuarono campagna congiunta contro le strutture dell'Arma dei Carabinieri che culminò con l’incursione nella sede dell'ispettorato distrettuale degli Istituti di Prevenzione e Pena di Milano avvenuta il 22 Aprile 1976.In quel periodo in conflitti a fuoco tra militanti e forze dell'ordine persero la vita tre militari: il maresciallo dei Carabinieri Felice Maritano, caduto a Robbiano di Mediglia (MI) il 15-10-74, l'appuntato di Polizia Antonio Niedda, caduto a Ponte di Brenta (PD) il 4-9-75 e il vice questore Francesco Cusano, caduto a Biella (VC) il 11-9-76.Non furono gli unici a pagare con il sangue il loro impegno nella lotta contro al terrorismo, l’8 Giugno 1976 a Genova il procuratore generale Francesco Coco che durante il sequestro Sossi si era rifiutato di firmare l’ordine di scarcerazione per i brigatisti detenuti, fu assassinato assieme ai due membri della sua scorta Antioco Dejana e Giovanni Saponara. Questo episodio segna il termine di una campagna iniziata ai tempi del rapimento con l’intenzione di disarticolare politicamente e militarmente le strutture dello Stato e contemporaneamente serve a commemorare Mara Cagol ad un anno dalla sua morte. Il 1976 si conclude nel peggiore dei modi, il 15 Dicembre il militante clandestino Walter Alasia fu sorpreso, mentre si recava a fare visita alla famiglia a Sesto San Giovanni, nel conflitto a fuoco che ne scaturì persero la vita lui e i due sottufficiali di polizia, Sergio Bazzega e Vittorio Padovani, in seguito alla sua morte la colonna milanese delle BR prese il nome: Walter Alasia "Luca". - Anche a questo episodio, ai suoi risvolti e a quanto ne scaturì, dedicherò un capitolo a parte al termine della narrazione –.

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