martedì 31 gennaio 2006

Brigate Rosse – Settima parte – Le BR-PCC

La liberazione del generale Dozier e quanto ne conseguì si abbattè sulle Brigate Rosse come un tornado, a subirne le conseguenze non fu solo la colonna veneta ma tutti i tronconi della oramai frammentata organizzazione. Tre dei quattro terroristi catturati "decisero" di collaborare, le loro rivelazioni, sopratutto quelle di Antonio Savasta, permisero di effettuare centinaia di arresti in tutta Italia –
Interrompo brevemente la narrazione, come avete notato ho virgolettato il “decisero”, il perché è presto detto, tutti i testi da me consultati riportano quel episodio con le stesse scarne parole: “Quattro militanti delle BR-PCC sono catturati e torturati”, sempre identiche seguite da un punto e da nessuna spiegazione. Un salto nel buio nella storia, come se nessuno degli autori si fosse posto delle domande che a me sorgono spontanee: torturati da chi e chi permise che in uno stato civile fossero adottati simili sistemi? Se qualcuno di voi per conoscenza diretta o per averlo letto me lo sapesse dire mi farebbe una cortesia.
- Fra gli arrestati vi erano anche molti membri di quello che era stato il nucleo principale delle BR, le BR-PCC allora guidate da Barbara Balzerani (catturata dai Carabinieri in compagnia del convivente Giovanni Pelosia Ostia il 19 giugno 1981) che videro così indebolirsi ancora di più le loro capacità operative. Un altro brutto colpo il gruppo lo subrono nel maggio 1982, quando Umberto Catalani uno dei membri della direzione strategica fu ucciso dai Carabinieri a Vecchiano in provincia di Lucca. Questo episodio evidentemente agitò non poco le acque tanto che fu diffuso un comunicato in cui si parlava di "ritirata strategica", il concetto fu poi approfondito nell'opuscolo n. 18 del dicembre 1982 cui diedero il loro assenso esterno anche le BR-WA, le BR-PG e alcune formazioni minori, evidentemente più che una strategia era una necessità visto che tutte avevano grossi problemi d’organico. La frenetica mattanza che nei primi anni aveva una cadenza quasi giornaliera subì fortunatamente una brusca frenata, le azioni di maggior spicco degli anni successivi furono: il ferimento del socialista Gino Giugni avvenuto a Roma il 3 Maggio 1983 con cui le BR-PCC si proponevano di colpire la politica economica del governo e sostenere gli autoconvocati, l’attentato mortale al diplomatico statunitense Leamon Hunt a Roma il 15 Febbraio 1984 nel tentativo di spostare l’attenzione sulle contraddizioni fra est ed ovest nella speranza di trovare degli appoggi per la costituzione di un fronte antimperialista (attualissima questa sigla) e infine l’assassinio di Enzo Tarantelli, docente di economia politica e presidente dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro, della CISL avvenuto il 27 Marzo 1985 a Roma. Nel frattempo a sancire una nuova frattura interna nel Maggio 1984 uscì l’opuscolo "Autoconvocati e due linee all'interno delle BR-PCC" che rifletteva il pensiero politico di un gruppo di brigatisti che nel 1985 si staccarono dalle BR-PCC rendendosi autonome anche sul piano organizzativo prendendo e la denominazione "seconda posizione" per diventare in seguito Unione dei Comunisti Combattenti. Questo evento rese vano il tentativo di riorganizzarsi aumentando gli effettivi che in quegli anni erano stati minati da un’unica perdita, quella di Antonio Giustini ucciso a Roma dalla polizia il 14 Dicembre 1984 nel corso di una rapina ad un furgone portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Expres. Fino al 10 febbraio 1986 a Firenze le BR-PCC non colpirono più, in quel occasione a perdere la vita fu l’ex sindaco Lando Conti a decretarne la condanna fu la sua compartecipazione azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico come in seguito confermato in occasione della risoluzione strategica numero 20. Il 14 febbraio 1987 a Roma persero la vita quelle che si possono considerare le ultime vittime del nucleo storico delle BR-PCC, nel corso di un esproprio per autofinanziamento furono uccisi due agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari. Lo stesso giorno la maggior parte dei militanti delle BR-PCC che erano oramai incarcerati aprirono un dibattito che diventerà quasi un appello ai loro pochi compagni ancora in libertà, essi propugnavano la soluzione politica degli anni 70 dichiarando chiusa l’esperienza storica delle BR. I pochi militanti contrari ad abbandonare la lotta armata decisero di continuare da soli, mettendo in atto i loro intenti con l’uccisione del democristiano Roberto Ruffilli avvenuta a Forlì il 16 Aprile 1988, per poi rivendicarla con un documento in cui si dicevano contrari alla decisione di senso opposto presa dalla quasi totalità dei militanti delle Brigate Rosse. Un’ultima operazione condotta dai Carabinieri tra il Settembre e l’Ottobre del 1988 in Lazio e Toscana permise di arrestare anche questi ultimi irriducibili chiudendo, di fatto, l’esperienza rivoluzionaria delle BR-PCC, nei mesi successivi qualche membro sfuggito alla cattura fece ritrovare in Toscana e a Parigi degli opuscoli firmati "Cellula per la costituzione del partito comunista combattente", a questo fantomatico gruppo non fu mai attribuita nessuna azione. Delle circa quattromila persone processate per aver militato nelle BR 93 appartenevano alle Brigate Rosse – Partito comunista combattente.
IL MASTER

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