lunedì 16 gennaio 2006

Brigate Rosse – Quinta Parte – Dalle divisioni fin quasi alla fine

Gli anni 80 continuarono come erano iniziati, nel sangue! A Roma il 15 Febbraio 1980 fu ucciso il presidente del consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet e il 18 Marzo quando era oramai certo di essere nominato direttore generale degli istituti di prevenzione e pena cadde Girolamo Minervini. Il 12 Maggio a Mestre, mentre si sta occupando dell’organizzazione della riunione dei capi di stato dei paesi più industrializzati, il dirigente della Digos Alfredo Albanese fu colpito Mortalmente dalle BR, il 19 Maggio 1980 a perdere la vita in occasione del battesimo del fuoco della neonata "colonna di Napoli" fu all'assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione, il democristiano Pino Amato.Nonostante questo sfoggio di efficienza militare le BR erano sempre più lacerate da dissidi interni, per cercare di porvi rimedio il 5 Agosto 1980 in provincia di Roma si riunì la direzione strategica, dopo la presa di posizione dei prigionieri del luglio 1979 era fondamentale affrontare la questione dell’organizzazione delle evasioni e quella operaia nel tentativo di recuperare il consenso perduto nelle grandi fabbriche. Non fu trovato un accordo e la colonna milanese “Walter Alasia” diede a sua volta le dimissioni dall’esecutivo, le differenti posizioni furono addirittura rese pubbliche attraverso alla distribuzione di due opuscoli: "N° 9, Grandi Fabbriche, nazionale, 1979" e "N° 9 bis, Fabbriche, Colonna Walter Alasia, Milano 1979", cui fa seguito nell’Ottobre 1980 una risoluzione strategica elaborata dalle BR senza l’apporto del gruppo milanese. Profittando dello sbandamento dell’organizzazione terroristica la "reazione" rialzò la testa, fra la fine di Ottobre e l’inizio di Dicembre la FIAT con l’appoggio dei quadri intermedi organizzò quella che diventò famosa come la "manifestazione dei quarantamila" riuscendo ad isolare gli operai e a bloccare le loro vertenze mettendone in cassa integrazione migliaia e licenziandone qualche centinaio.Questo smacco, subito senza accennare nessuna reazione convinse gli appartenenti alla Walter Alasia a gestire autonomamente le proprie azioni, il 12 Dicembre con l’omicidio del dirigente industriale Renato Briano si misero, di fatto, fuori del controllo politico dell’esecutivo che, con l’opuscolo n° 10 comunicò ufficialmente l’avvenuta separazione, nessuno dei successivi tentativi di ricomposizione della spaccatura ebbero successo.Le Brigate Rosse private di uno dei loro gruppi di fuoco più importanti anche se in modo meno incisivo ripresero la lotta, nel Dicembre 1980 fu rapito a Roma giudice Giovanni D'Urso, direttore dell'Ufficio III della direzione generale degli istituti di prevenzione e pena del ministero della Giustizia, in cambio della sua liberazione chiedevano la chiusura immediata del carcere dell’Asinara che dopo la rivolta del 1979 era rimasto aperto con pochissimi detenuti di cui solo un’esigua minoranza erano brigatisti. Il sequestro si conclude con un insperato successo per le BR, il carcere fu chiuso (probabilmente perché divenuto oramai inutile) e il magistrato liberato il 15 Gennaio 1981. Purtroppo nell’ambito della stessa campagna, mentre D’Urso era prigioniero, il 31 Dicembre in un attentato perde la vita il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi responsabile del coordinamento delle misure di sicurezza nelle carceri speciali, probabilmente pagò l’aver guidato l'assalto compiuto il 29 dicembre 1980 dal Gruppo d'Intervento Speciale (GIS) per riprendere il controllo del carcere di Trani.Queste due azioni rivendicate con l’opuscolo numero 11 del Gennaio 1981 possono essere considerate le ultime del percorso unitario delle BR, anche se i due successivi opuscoli in cui si tentò di fissare le basi per una ripresa delle lotte operaie furono approvati da tutte le colonne esclusa la Walter Alasia. Le diverse posizioni politiche e l’arresto del capo dell’organizzazione Mario Moretti avvenuto a Milano nell’Aprile del 1981 fecero precipitare la situazione accelerando il processo di disgregazione.Mentre la colonna di Milano che si distingue per capacità organizzative e ferocia sequestrava l'ingegnere dell'Alfa Romeo Sandrucci, si staccano anche la colonna di Napoli e la "Fronte carceri" gestirono insieme le campagne Cirillo e Peci fondando le “Brigate Rosse – Partito della Guerriglia” sotto il comando di Giovanni Senzani.Il 20 Maggio 1981 il rapimento dell'ingegnere Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Mestre fu ancora rivendicato utilizzando la sigla BR, ma trascorsi pochi mesi e proprio in seguito a divergenze sorte durante la gestione del sequestro anche alcuni membri della colonna veneta decisero di fuoriuscire dall’organizzazione per dare vita alla "Colonna 2 Agosto".Nell'agosto del 1981 vi fu un ultimo disperato tentativo della colonna romana di riunire l’organizzazione, cui fece seguito una riunione della direzione strategica tenutasi a Milano nell’Ottobre de 1981. Durante l’incontro fu organizzata la campagna contro il generale USA James Lee Dozier, Barbara Balzerani che aveva preso il comando di quello che rimaneva delle BR, per evitare inutili scontri sul possesso del nome decise di modificarlo in BR-Per la Costruzione del Partito Comunista Combattente, che si andarono ad affiancare alle BR-Walter Alasia e alle BR-Partito Guerriglia.Le BR intese come un’unica formazione avevano cessato di esistere.Ho volutamente affrontato questa parte della narrazione in modo sbrigativo, quanto accadde di qui al Gennaio del 1987, data in cui con una serie di “lettere aperte” firmate da diversi militanti, fu sancita la chiusura dell'esperienza storica delle BR, non può essere compreso se raccolto in un unico calderone, va invece affrontato raccontando la storia e i crimini commessi da ognuno dei singoli gruppi scaturiti da quello originale, è quello che farò nel prossimo e conclusivo post sulla storia delle BR.
IL MASTER

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