martedì 10 gennaio 2006

Brigate Rosse – Quarta Parte – Con Moretti al comando verso gli anni 80

Nel 1976 l’organizzazione delle BR fu completamente rivoluzionata, a causa del nuovo arresto di Renato Curcio insieme con altri militanti il comando passò a Mario Moretti. Moretti era sempre stato un fautore della lotta armata e, sotto di lui l’attacco al cuore dello stato prese un impulso ancora più sanguinoso. I vari settori furono ripensati per assecondare al meglio la sua strategia, il "Fronte delle grandi fabbriche" fu assorbito dal meno propagandistico e più combattivo "Fronte della lotta alla controrivoluzione" che fu in seguito suddiviso secondo delle aree di intervento dei vari gruppi. Questo periodo di riorganizzazione fu caratterizzato da una pausa nelle attività militari più cruente, ripresero solo il 12 Febbraio 1977 con il debutto sulla scena criminale della colonna romana, il ferimento di Valerio Traversi, dirigente del ministero della Giustizia. Quest’azione era stata preceduta dal sequestro dell’armatore Costa rapito a Genova il 12 Gennaio 1977 e liberato il 3 Aprile, il motivo della sua detenzione non fu politico ma economico, come nel caso del sequestro Gancia le BR per autofinanziarsi erano passate dalle rapine in banca al sequestro con scopo di estorsione. Il 28 Aprile 1977 per bloccare il processo contro il primo gruppo di BR inquisiti fu ucciso Fulvio Croce, presidente del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torino, l’obbiettivo fu centrato la Corte d’Assise decise di sospendere il processo a tempo indeterminato. In giugno iniziò una campagna che aveva lo scopo di "disarticolare la funzione controrivoluzionaria svolta dai grandi media", il primo a farne le spese fu Valerio Bruno giornalista de Il Secolo XIX, ferito l’1 Giugno 1977 a Genova, poi toccò a Indro Montanelli gambizzato a Milano il 2 Giugno, mentre il 3 Giugno fu colpito a Roma Emilio Rossi giornalista del TG1. Il 16 Novembre a Torino fu colpito mortalmente il giornalista Carlo Casalegno de "La Stampa", il documento di rivendicazione di quest’omicidio conteneva una nuova e preoccupante rivelazione, l’azione era stata organizzata e voluta in accordo con tutti i movimenti e le formazioni rivoluzionarie d'Europa per dare una risposta corale all'assassinio di Andreas Baader, Gudrum Enslin e jean Carl Raspe, avvenuto il 18 ottobre 1977 nel carcere di Stammhein in Germanica, per la prima volta le organizzazioni rivoluzionarie del continente ammettevano di essere in collegamento fra loro. Anche l’irrigidimento del trattamento carcerario, voluto dal Carlo Alberto Della Chiesa con l’apertura delle carceri di massima sicurezza per coloro che si dichiaravano prigionieri politici attirò l’attenzione delle BR. Il 14 Febbraio 1978 Riccardo Palma, magistrato addetto alla direzione generale degli istituti di prevenzione e pena fu ucciso a Roma, Lorenzo Cotugno, agente di custodia presso il carcere Le Nuove cadde a Torino l’11 Aprile 1978, stessa sorte toccò Francesco Di Cataldo, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere S. Vittore ucciso a Milano il 20 Aprile 1978, infine il 10 marzo 1978 fu colpito mortalmente Rosario Berardi maresciallo della Polizia, sezione antiterrorismo probabilmente nel tentativo di bloccare la riapertura del processo di Torino. Si arrivò così all’episodio che segnò il destino delle BR, la loro massima espressione di efficienza militare che scateno, però una violenta reazione dello Stato che nel tempo le avrebbe sconfitte, il sequestro Moro. A questa vicenda dedicherò poche righe perché sto scrivendo una ben più lunga rievocazione senza avere la pretesa d'aggiungere nulla a quanto è già stato scritto. Il 16 marzo 1978, le BR sequestrarono, a Roma, presidente della DC l'onorevole Aldo Moro nonostante fosse candidato a formare un nuovo governo aperto al PcI, il suo rapimento era stato ideato con lo scopo di intervenire negli equilibri politici del Paese, nell’agguato avvenuto a Roma perirono i cinque membri della sua scorta: Oreste Leonardi, Raffaele lozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Durante i 55 giorni di detenzione Aldo Moro scrisse diverse lettere che furono recapitate a familiari e amici, le BR speravano potessero contribuire ad ottenere la liberazione di 13 prigionieri politici da loro richiesta, furono inoltre inviati agli organi di stampa nove comunicati ed una risoluzione della direzione strategica. Le ricerche delle forze di polizia e gli appelli per la liberazione di Moro non sortirono nessun effetto, vista la ferma opposizione di tutto lo schieramento politico con la sola eccezione del PSI di Bettino Craxi ad ogni tipo di trattativa, le BR decisero di assassinare il prigioniero, il 9 maggio 1978, il corpo dell'onorevole Aldo Moro fu fatto ritrovare in un’auto parcheggiata in Via Caetani, a Roma. L’azione contro la Democrazia Cristiana continuò anche colpendo esponenti minori, il 29 marzo 1979 fu assassinato il consigliere provinciale Italo Schettini e il 3 maggio 1979 gli agenti Antonio Mea e Pietro Ollanu perdono la vita intervenendo, mentre erano di pattuglia intervenendo in Piazza Nicosia a Roma dove era stata attaccata la locale sede DC. Dopo questo delitto le BR ripresero la loro attività di routine, Il 21 giugno 1978 in coincidenza con l'entrata in camera di consiglio dei giudici del processo di Torino fu colpito mortalmente Antonio Esposito, funzionario dell'Antiterrorismo. Nell’ambito della campagna contro il trattamento carcerario, il 10 Ottobre 1978 fu ucciso a Roma Girolamo Tartaglione, direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia, cinque giorni dopo a Torino furono colpiti mortalmente Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, agenti di polizia addetti alla sorveglianza esterna del carcere Le Nuove. Come abbiamo visto all’inizio il riassetto voluto da Moretti aveva portato a dei grossi cambiamenti nella strategia delle BR, meno propaganda e più sangue, lo scioglimento del "Fronte delle grandi fabbriche" causò una diminuzione dei nuovi arruolati e una minore presenza nei grandi stabilimenti del nord che si concretizzò con poche azioni mirate, l’uccisione il 28 Settembre 78 a Torino di Pietro Coggiola, capofficina Fiat e quella di Sergio Gori, a Mestre, il 19 gennaio 1980. Fra questi due episodi la ben più nota vicenda dell’uccisione del sindacalista della CGIL, Guido Rossa, colpito a Genova il 24 gennaio 1979 perchè ritenuto responsabile dell'arresto dell'operaio dell'Italsider Francesco Berardi, un altro episodio che segnerà il destino delle BR causando la perdita dell’appoggio di buona parte della classe operaia. Il primo segno di una crisi che di lì a poco avrebbe travolto le BR si ebbe nel gennaio 1979 quando sette militanti della colonna romana, tra cui Valerio Morucci ed Adriana Faranda, uscirono dall’organizzazione rendendo pubblico un documento dal titolo "Fase: passato, presente e futuro" per confluire nel Movimento Comunista Rivoluzionario. Nonostante l’impegno dedicato alla condizione carceraria anche i brigatisti detenuti cominciavano a dare dei problemi, nell’estate del 1979 le BR avevano allacciato dei rapporti in Sardegna con lo scopo di organizzare l’evasione dei militanti detenuti nel carcere dell’Asinara, a chi fosse riuscito a fuggire sarebbe toccato il compito di organizzare la colonna locale, ma l’azione tardava a venire e il malcontento cresceva. I detenuti dell’Asinara erano già entrati in conflitto, quando, durante il sequestro Moro avevano fatto pervenire alla direzione strategica un documento di 130 pagine in cui erano esposte tesi politiche e appunti sulla gestione della "Campagna Moro", il comando fece l’errore di comunicare loro di essere in disaccordo con le loro tesi e dopo lunghi ripensamenti ad Ottobre molti prigionieri risposero chiedendo di essere dimessi dall’esecutivo. I prigionieri esasperati dall’attesa e dalla durezza della detenzione alla fine persero il controllo, 2 ottobre 1979 annunciarono la loro intenzione di smantellare il carcere speciale, alle parole fecero seguire i fatti, dopo una notte di scontri, con esplosioni, scontri a fuoco e lotte corpo a corpo, la struttura del carcere fu resa inagibile, i prigionieri furono divisi e trasferiti in varie prigioni isolandoli, di fatto, dalla catena di comando. Il 24 ottobre 1979 dal carcere di Cuneo arriva la notizia del suicidio di Francesco Berardi il militante denunciato da Guido Rossa, a lui sarà intitolata la colonna genovese Francesco Berardi "Cesare". Fuori delle carceri continuava intanto la mattanza di poliziotti e Carabinieri, a condurla era il "Fronte della lotta alla controrivoluzione" furono ben dodici militari di vario grado a cadere sotto il fuoco brigatista: a Genova Antonio Esposito, il 21 Giugno 1978, Vittorio Battaglini e Mario Tosa, il 21 Novembre 1979; Antonino Casu ed Emanuele Tuttobene, il 25 Gennaio 1980, a Roma Antonio Varisco, il 15 Luglio 1979, Michele Granato, il 9 Novembre 1979, Domenico Taverna, il 27 Novembre 1979, Mariano Romiti, il 7 Dicembre 1979, a Milano Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michelle Tatulli l’8 Gennaio 1980. Si era appena concluso il processo ai primi brigatisti arrestati, quando il 21 febbraio 1980 fu arrestato a Torino con modalità ancora oggi misteriose il militante Patrizio Peci (altra vicenda a cui dedicherò un capitolo a parte), la sua cattura fu forse il colpo di grazia definitivo alle BR, la sua decisione di mettersi a collaborare fu presa ad esempio da molti altri che lo seguirono, nei mesi successivi grazie alle sue rivelazioni le forze dell’ordine effettuarono centinaia di arresti in tutto il paese, fra i covi di cui fu rivelata l’ubicazione vi era quello dove si nascondevano i brigatisti Annamaria Ludman, Lorenzo Betassa, Riccardo Dura e Piero Panciarelli, il 28 Marzo i Carabinieri vi fecero irruzione uccidendo i quattro, in seguito a questo episodio la colonna romana prese il nome di "Colonna XXVIII Marzo" e quella veneta di Colonna Annamaria Ludman "Cecilia".
IL MASTER

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