domenica 19 febbraio 2006

La peggio gioventù VII

NOVEMBRE 1969.
1 Novembre: Roma, bomba al cinema Brancaccio.
Linea ferroviaria Treviso-Udine, attentato dinamitardo.
4 Novembre: Torino, ordigno esplosivo contro la scuola religiosa "San Giuseppe".
Prato, bombe contro un' industria tessile.
5 Novembre: Torino, sette studenti di sinistra arrestati per attentati vari.
Milano, violenze alla Bracco, Lagomarsino e IBM Italia.
6 Novembre: Torino, violenti incidenti provocati dai comunisti; feriti il vice-questore, un ufficiale di polizia e 33 agenti.
Pordenone, assaltata la sede del giornale "Il Gazzettino".
Bari, violenze dei comunisti contro impiegati ed operai; feriti 2 operai e 5 uomini delle forze dell'ordine.
Milano e provincia, gravi incidenti per gli scioperi dei metalmeccanici. Presa di mira la FIAT in Corso Sempione: tafferugli e sassaiola, contro l'edificio e contro la Pubblica Sicurezza, che si chiude con 56 feriti, di cui 53 della polizia. Picchetti bloccano la Bracco Industria Chimica e la Roche.Bassano del Grappa, azioni di disturbo alle industrie Metalfusione F.lli Toniotto, F.lli Meneghetti e ISCA con imposizione agli operai ed impiegati di abbandonare il posto di lavoro.Stessa imposizione da parte di elementi estranei all'azienda ai lavoratori della UNI.MAC e della FIMA.
Sabotata la linea ferroviaria Brindisi-Taranto.Bari, alla FIAT scontri tra scioperanti e personale che vuole lavorare: 2 feriti.
A Milano si vieta al personale con la violenza di tornare al lavoro nelle Aziende: Roche, S.I.O., Columbia e Gnocchi, Cartiera Binda, Kores, Gunther Wagner, Schering e Bracco.
Incidenti a Bologna alla Ducati Elettrotecnica, alla Cantieri Navali del Tirreno e Riuniti di Genova, alla Olivetti di Ivrea, a Bergamo e Stezzano.
7 Novembre: Milano, operai comunisti dell' Alfa Romeo aggrediscono un giornalista ed un fotoreporter del "Corriere della Sera".
Trieste, aggrediti due fotoreporter del giornale "Il Piccolo".
8 Novembre: Genova, i comunisti aggrediscono gli operai dei Cantieri del Tirreno che rifiutavano di scioperare.
Roma, estremisti di sinistra invadono la Facoltà di Magistero dell' Università.
10 Novembre: Rovagnasco di Segrate, la Everest Calcaterra è fatta segno di vandalismi.
11 Novembre: Torino, violenze alla FIAT Lingotto: bloccati gli uffici della Direzione; feriti un agente ed un carabiniere.
Milano, invaso lo stabilimento Corrada a Lainate e costretti allo sciopero i lavoratori della Roche e della Bracco.Venezia, minacciati i dipendenti della Mira Lanza da gruppi di scioperanti.
12 Novembre: Torino, violenze agli stabilimenti FIAT a Mirafiori, Lingotto e Stura. Impedito l'accesso agli impiegati.Genova e Torre Annunziata, occupate dai metalmeccanici le stazioni ferroviarie.Invasioni, minacce e vandalismi alle Officine Meccaniche Putin di Villaverla; alla SIAE Microelettronica di Cologno Monzese; alla Poli-Chimica ed alla Roche di Milano.
13 Novembre: Torino, nuove violenze alla FIAT; aggrediti gli operai della Commissione Interna a Rivalta.Bologna, il Consiglio Comunale decide il trasporto gratuito per gli scioperanti.Manifestazioni ed incidenti in tutta la penisola: a Milano alla Risomesa, alla S.I.O. ed alla Roche; a Bergamo alla Revisione Macchine Utensili, alla SIAD, alla Magrini ed alla SACE; a Siracusa occupata la Strada Statale 114.Roma, nuove violenze alla Facoltà di Magistero.
14 Novembre: Torino, la FIAT sospende 29 operai denunciati per atti di violenza. Disordini alla Lancia.Minacce e percosse a chiunque voglia lavorare: alla Roche a Bergamo; alla Inverni di Senago; alla Manuli Dardanio di Brugherio.Vandalismi alla Officina Meccanica Beltramelli di Stezzano e alla F.lli Lanza di Predore.Sesto San Giovanni (Mi), distrutte le auto e le moto degli operai e degli impiegati che non aderiscono allo sciopero.Bologna, assaltato l'Istituto Tecnico "Pacinotti".
15 Novembre: Roma, cortei e blocchi stradali.
17 Novembre: Seriate, alla IBI la ditta viene invasa e danneggiata, operai ed impiegati malmenati.
19 Novembre: Venezia, assaltata la direzione delle Assicurazioni Generali, e gli impiegati salvati a stento dalla polizia.Volanti Rosse imperversano al Nord in spedizioni punitive contro chi non sciopera: alla SIT a Schio, al Lanificio Nicolato di Chiampo, alla Smalteria e Metallurgia Veneta di Bassano del Grappa ed alla Pellizzari di Arzignano.Fondi (Lt), occupato ed incendiato il Municipio; numerosi feriti fra i carabinieri.Portici (Na), distrutti 6 autobus dai manifestanti.Catania, Taranto, Trento, Bari, violenti incidenti.Milano, i comunisti provocano violenti incidenti nelle strade del centro. Ucciso l'agente di Polizia Antonio Annaruma, ferito il questore Mario Guida e oltre 60 agenti. Assaltate le ambulanze che trasportano i feriti.
20 Novembre: Torino, devastato da studenti di sinistra il Liceo "Gioberti".
21 Novembre: Roma, i comunisti tentano di provocare un' insurrezione tra i detenuti del carcere "Regina Coeli". Aggredito e derubato un ufficiale di polizia.Milano, anarchici tentano di invadere il Palazzo di Giustizia. Violenze alla FIAT, alla UNILIT ed alla Pirelli.Torino, sabotaggi e scontri tra operai e dipendenti della Azienda Tranviaria.
23 Novembre: Roma, violenti incidenti, ferito un sottufficiale di polizia.Genova, aggressione da parte comunista contro i partecipanti al comizio del parlamentare liberale Durand de la Penne.
24 Novembre: Roma, attentato dinamitardo contro la Caserma dei Carabinieri della Legione "Lazio".
25 Novembre: Roma, il Partito Comunista costringe la giunta comunale a stanziare 30 milioni a favore degli scioperanti. Trovato ordigno esplosivo sotto un ponte dell' Olimpica.
30 Novembre: aggressioni da parte di estremisti di sinistra contro la comunità Israelitica romana.

martedì 31 gennaio 2006

Gli anni '70...i miei. (9)

Vivevamo blindati. Nelle scuole che frequentavamo i professori avevano un atteggiamento che andava dalla chiusura più totale a qualche sprazzo di discussione. Ricordo il mio professore d’italiano che mischiava un’intolleranza per i ‘fascisti’ in generale, con un’apertura verso la sottoscritta, studentessa abbastanza brillante ed attenta: guardava con sorpresa il mio abbigliamento sportivo (meglio non andare a scuola coi tacchi…) ed il mio piglio testardo. Si sorprendeva quando nelle discussioni con lui mostravo conoscenza di qualcosa di diverso dal ‘Mein Kampf’ e spesso si soffermava a parlare con me finite le ore di lezione…Anche da quelle ore di dialogo è nata la mia voglia di vedere sempre i due lati di un problema, che spesso mi ha fatto tacciare di ‘insubordinazione’….
C’erano i comizi e c’erano i funerali. In alcuni anni purtroppo i secondi furono molto più frequenti dei primi. Nel 1973 ci fu l’omicidio dei fratelli Mattei a Primavalle, da parte di militanti di Potere Operaio; nel ’74 ci fu l’omicidio di Mazzola e Giralucci nella sede del MSI di Padova, da parte di brigatisti rossi; l’omicidio di Sergio Ramelli a Milano nel 1975, da parte di militanti di avanguardia operaia. Questi funerali me li ricordo ancora. Ricordo l’orrore del viso di Virgilio Mattei carbonizzato in quelle foto. Ricordo il silenzio di quel funerale a Roma, una piazza piena dove non si sentiva volare una mosca. Ricordo bandiere italiane tenute fra le mani e feretri che ci sfilavano davanti. Ricordo la netta consapevolezza di tutti che sarebbe potuto capitare anche a noi. Ricordo l’odio che serpeggiava fra gli italiani, fomentato a bella posta per esaltare gli animi più fragili e spingere verso ‘la strategia della tensione’, verso quella divisione tra italiani di serie A ed italiani di serie B che poi effettivamente si è attuata fino allo sdoganamento di Berlusconi della Destra Italiana. Un percorso durante il quale è stato fatto un processo alle idee, ai libri, ai personaggi di cultura legati in qualche modo alla Destra. Un vero e proprio martellamento psicologico e mediatico (in epoca in cui non c’era nessun pluralismo d’informazione, se non di tipo quasi carbonaro…) durato più di 20 anni. E scusate se è poco….(continua)

Brigate Rosse – Settima parte – Le BR-PCC

La liberazione del generale Dozier e quanto ne conseguì si abbattè sulle Brigate Rosse come un tornado, a subirne le conseguenze non fu solo la colonna veneta ma tutti i tronconi della oramai frammentata organizzazione. Tre dei quattro terroristi catturati "decisero" di collaborare, le loro rivelazioni, sopratutto quelle di Antonio Savasta, permisero di effettuare centinaia di arresti in tutta Italia –
Interrompo brevemente la narrazione, come avete notato ho virgolettato il “decisero”, il perché è presto detto, tutti i testi da me consultati riportano quel episodio con le stesse scarne parole: “Quattro militanti delle BR-PCC sono catturati e torturati”, sempre identiche seguite da un punto e da nessuna spiegazione. Un salto nel buio nella storia, come se nessuno degli autori si fosse posto delle domande che a me sorgono spontanee: torturati da chi e chi permise che in uno stato civile fossero adottati simili sistemi? Se qualcuno di voi per conoscenza diretta o per averlo letto me lo sapesse dire mi farebbe una cortesia.
- Fra gli arrestati vi erano anche molti membri di quello che era stato il nucleo principale delle BR, le BR-PCC allora guidate da Barbara Balzerani (catturata dai Carabinieri in compagnia del convivente Giovanni Pelosia Ostia il 19 giugno 1981) che videro così indebolirsi ancora di più le loro capacità operative. Un altro brutto colpo il gruppo lo subrono nel maggio 1982, quando Umberto Catalani uno dei membri della direzione strategica fu ucciso dai Carabinieri a Vecchiano in provincia di Lucca. Questo episodio evidentemente agitò non poco le acque tanto che fu diffuso un comunicato in cui si parlava di "ritirata strategica", il concetto fu poi approfondito nell'opuscolo n. 18 del dicembre 1982 cui diedero il loro assenso esterno anche le BR-WA, le BR-PG e alcune formazioni minori, evidentemente più che una strategia era una necessità visto che tutte avevano grossi problemi d’organico. La frenetica mattanza che nei primi anni aveva una cadenza quasi giornaliera subì fortunatamente una brusca frenata, le azioni di maggior spicco degli anni successivi furono: il ferimento del socialista Gino Giugni avvenuto a Roma il 3 Maggio 1983 con cui le BR-PCC si proponevano di colpire la politica economica del governo e sostenere gli autoconvocati, l’attentato mortale al diplomatico statunitense Leamon Hunt a Roma il 15 Febbraio 1984 nel tentativo di spostare l’attenzione sulle contraddizioni fra est ed ovest nella speranza di trovare degli appoggi per la costituzione di un fronte antimperialista (attualissima questa sigla) e infine l’assassinio di Enzo Tarantelli, docente di economia politica e presidente dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro, della CISL avvenuto il 27 Marzo 1985 a Roma. Nel frattempo a sancire una nuova frattura interna nel Maggio 1984 uscì l’opuscolo "Autoconvocati e due linee all'interno delle BR-PCC" che rifletteva il pensiero politico di un gruppo di brigatisti che nel 1985 si staccarono dalle BR-PCC rendendosi autonome anche sul piano organizzativo prendendo e la denominazione "seconda posizione" per diventare in seguito Unione dei Comunisti Combattenti. Questo evento rese vano il tentativo di riorganizzarsi aumentando gli effettivi che in quegli anni erano stati minati da un’unica perdita, quella di Antonio Giustini ucciso a Roma dalla polizia il 14 Dicembre 1984 nel corso di una rapina ad un furgone portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Expres. Fino al 10 febbraio 1986 a Firenze le BR-PCC non colpirono più, in quel occasione a perdere la vita fu l’ex sindaco Lando Conti a decretarne la condanna fu la sua compartecipazione azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico come in seguito confermato in occasione della risoluzione strategica numero 20. Il 14 febbraio 1987 a Roma persero la vita quelle che si possono considerare le ultime vittime del nucleo storico delle BR-PCC, nel corso di un esproprio per autofinanziamento furono uccisi due agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari. Lo stesso giorno la maggior parte dei militanti delle BR-PCC che erano oramai incarcerati aprirono un dibattito che diventerà quasi un appello ai loro pochi compagni ancora in libertà, essi propugnavano la soluzione politica degli anni 70 dichiarando chiusa l’esperienza storica delle BR. I pochi militanti contrari ad abbandonare la lotta armata decisero di continuare da soli, mettendo in atto i loro intenti con l’uccisione del democristiano Roberto Ruffilli avvenuta a Forlì il 16 Aprile 1988, per poi rivendicarla con un documento in cui si dicevano contrari alla decisione di senso opposto presa dalla quasi totalità dei militanti delle Brigate Rosse. Un’ultima operazione condotta dai Carabinieri tra il Settembre e l’Ottobre del 1988 in Lazio e Toscana permise di arrestare anche questi ultimi irriducibili chiudendo, di fatto, l’esperienza rivoluzionaria delle BR-PCC, nei mesi successivi qualche membro sfuggito alla cattura fece ritrovare in Toscana e a Parigi degli opuscoli firmati "Cellula per la costituzione del partito comunista combattente", a questo fantomatico gruppo non fu mai attribuita nessuna azione. Delle circa quattromila persone processate per aver militato nelle BR 93 appartenevano alle Brigate Rosse – Partito comunista combattente.
IL MASTER

sabato 21 gennaio 2006

Brigate Rosse – Sesta Parte – Le colonne Walter Alasia e 2 Agosto

La colonna milanese Walter Alasia nel dicembre 1979 si era rifiutata di distribuire il comunicato numero 9 "Sulle grandi fabbriche" perché non ne condivideva il contenuto e ne elaborò uno proprio, nel Luglio 1980 si riunì a Roma la direzione strategica delle BR nel tentativo di ricomporre lo strappo, ma senza giungere a nulla, infine nel Novembre 1980 i membri della WA presero la decisione di staccarsi unilateralmente dall’organizzazione. Il 12 Dicembre misero in atto loro prima azione in proprio di cui fu vittima Renato Briano, direttore del personale della Magneti Marelli, seguita a breve da quella contro il direttore tecnico della Falk, Manfredo Mozzanti colpito il 28 novembre 1980. Questi due iniziative spinsero la direzione strategica a decretare ufficialmente l’espulsione della colonna attraverso alla pubblicazione dell’opuscolo numero 10. Le prime perdite la neonata organizzazione indipendente le subì l’11 Dicembre 1980 quando, Walter Pezzoli e Roberto Serafini furono intercettati a Milano da un gruppo speciale dei Carabinieri e dopo un breve scontro a fuoco rimasero a terra senza vita. Il 17 Febbraio 1980 la Brigata ospedalieri "Fabrizio Pelli" appartenente alla WA rivendicò il ferimento del direttore sanitario del Policlinico di Milano, Luigi Marangoni attraverso all’opuscolo "Attacchiamo la DC principale responsabile della ristrutturazione nell'ospedale". Prima di rientrare in azione le BR WA lasciarono trascorrere qualche mese, ma lo fecero in grande stile il 3 giugno 1981 sequestrando l'ingegnere Renzo Sandrucci, direttore della produzione dell'Alfa Romeo. Questa azione fu concepita soprattutto a scopo di propaganda attraverso alla distribuzione di vari volantini: "Attaccare il disegno controrivoluzionario del capitalismo multinazionale nel suo cuore la fabbrica" del giugno 1981, "Contributo alla elaborazione della linea politica" del luglio 1981, "Campagna nelle fabbriche" dell’agosto 1981 e "Bilancio Campagna Sandrucci" nell’autunno 1981, ma fortunatamente si concluse in modo incruento con la liberazione del rapito davanti alla Marelli il 23 Luglio 1981.Fu il periodo di massimo splendore della WA che aveva agito in sincrono con altre colonne che nel frattempo si erano staccate dalle BR, la fronte carceri con la colonna di Napoli avevano gestito la campagna Cirillo tenendolo prigioniero dal 27 Aprile al 24 Luglio 1981, la fronte carceri organizzò anche il rapimento di Roberto Peci prelevato ad Ascoli Piceno il 10 Giugno per poi essere detenuto a Roma fino al 3 Agosto 1981, infine nel veneto la colonna Annamaria Ludman rapì e tenne prigioniero Giuseppe Taliercio dal 20 Maggio al 5 Luglio.Sull’onda dell’entusiasmo, la WA nel Dicembre 1981 diffuse la sua prima risoluzione strategica, fu una gloria effimera la fine della lotta per i suoi membri era vicina.Senza che le WA riuscissero a mettere a segno qualche altro colpo significativo, il 23 Luglio 1982 in un bar milanese fu ucciso dalla polizia il militante Stefano Ferrari e il 12 novembre a Cinisello Balsamo Maurizio Biscaro morì cadendo da un cornicione mentre cercava di sottrarsi all’arresto, da quel giorno in poi l’azione delle forze dell’ordine si fece incalzante, fu un succedersi di arresti, durante i quali i membri della WA riuscirono ad emettere un solo comunicato nel Gennaio 1983 dallo speranzoso titolo "Ancora un passo". L’azione delle forze dell’ordine continuò martellante e nel Febbraio 1983 i pochi membri ancora in libertà decisero di sciogliere la colonna, la storia della WA termino così. Pur avendo operato per solo poco meno di tre anni su un totale di quasi quattromila brigatisti inquisiti quelli appartenenti alla Walter Alasia furono 123.Più corta e meno cruenta fu la storia della colonna veneta "2 agosto" che prese il nome da alcuni incidenti sul lavoro accaduti a Porto Marghera. Nel veneto a gestire le azioni delle BR era la colonna Annamaria Ludmann “Cecilia” che fra il 20 maggio e il 5 luglio 1981 rapì e detenne a Mestre l’ing. Taliercio, la gestione di questo evento portò a dei dissidi interni, per cercare di sanarli fra ottobre e novembre del 1981 si tenne a Milano una riunione della direzione strategica che non portò a nulla inducendo alcuni membri a distaccarsi per fondare la "2 agosto". L’annuncio ufficiale fu dato il 17 dicembre 1981 dalle BR - Partito Comunista Combattente, colonna Anna Maria Ludmann in coda al comunicato di rivendicazione del sequestro del generale americano James Lee Dozier.I membri della colonna non effettuarono nessuna azione armata limitandosi solo a qualche volantinaggio e furono quasi tutti arrestati dopo la liberazione del generale Dozier avvenuta a Padova il 28 gennaio 1982, ad opera di un nucleo speciale dei Carabinieri. A indicarne le generalità furono i loro ex compagni nel tentativo di alleggerire la propria posizione processuale. L’unico appartenente alla "2 Agosto" a perdere la vita in modo cruento fu Ermanno Faggiani ucciso in un conflitto a fuoco con le forze di polizia spagnole 17 marzo 1993, si era reso latitante durante un permesso dopo aver scontato otto anni di carcere in Italia.
IL MASTER

giovedì 19 gennaio 2006

Cuori Neri

Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli 21 delitti dimenticati degli anni di piombo.

IL MASTER

lunedì 16 gennaio 2006

Brigate Rosse – Quinta Parte – Dalle divisioni fin quasi alla fine

Gli anni 80 continuarono come erano iniziati, nel sangue! A Roma il 15 Febbraio 1980 fu ucciso il presidente del consiglio superiore della magistratura Vittorio Bachelet e il 18 Marzo quando era oramai certo di essere nominato direttore generale degli istituti di prevenzione e pena cadde Girolamo Minervini. Il 12 Maggio a Mestre, mentre si sta occupando dell’organizzazione della riunione dei capi di stato dei paesi più industrializzati, il dirigente della Digos Alfredo Albanese fu colpito Mortalmente dalle BR, il 19 Maggio 1980 a perdere la vita in occasione del battesimo del fuoco della neonata "colonna di Napoli" fu all'assessore regionale al Bilancio e alla Programmazione, il democristiano Pino Amato.Nonostante questo sfoggio di efficienza militare le BR erano sempre più lacerate da dissidi interni, per cercare di porvi rimedio il 5 Agosto 1980 in provincia di Roma si riunì la direzione strategica, dopo la presa di posizione dei prigionieri del luglio 1979 era fondamentale affrontare la questione dell’organizzazione delle evasioni e quella operaia nel tentativo di recuperare il consenso perduto nelle grandi fabbriche. Non fu trovato un accordo e la colonna milanese “Walter Alasia” diede a sua volta le dimissioni dall’esecutivo, le differenti posizioni furono addirittura rese pubbliche attraverso alla distribuzione di due opuscoli: "N° 9, Grandi Fabbriche, nazionale, 1979" e "N° 9 bis, Fabbriche, Colonna Walter Alasia, Milano 1979", cui fa seguito nell’Ottobre 1980 una risoluzione strategica elaborata dalle BR senza l’apporto del gruppo milanese. Profittando dello sbandamento dell’organizzazione terroristica la "reazione" rialzò la testa, fra la fine di Ottobre e l’inizio di Dicembre la FIAT con l’appoggio dei quadri intermedi organizzò quella che diventò famosa come la "manifestazione dei quarantamila" riuscendo ad isolare gli operai e a bloccare le loro vertenze mettendone in cassa integrazione migliaia e licenziandone qualche centinaio.Questo smacco, subito senza accennare nessuna reazione convinse gli appartenenti alla Walter Alasia a gestire autonomamente le proprie azioni, il 12 Dicembre con l’omicidio del dirigente industriale Renato Briano si misero, di fatto, fuori del controllo politico dell’esecutivo che, con l’opuscolo n° 10 comunicò ufficialmente l’avvenuta separazione, nessuno dei successivi tentativi di ricomposizione della spaccatura ebbero successo.Le Brigate Rosse private di uno dei loro gruppi di fuoco più importanti anche se in modo meno incisivo ripresero la lotta, nel Dicembre 1980 fu rapito a Roma giudice Giovanni D'Urso, direttore dell'Ufficio III della direzione generale degli istituti di prevenzione e pena del ministero della Giustizia, in cambio della sua liberazione chiedevano la chiusura immediata del carcere dell’Asinara che dopo la rivolta del 1979 era rimasto aperto con pochissimi detenuti di cui solo un’esigua minoranza erano brigatisti. Il sequestro si conclude con un insperato successo per le BR, il carcere fu chiuso (probabilmente perché divenuto oramai inutile) e il magistrato liberato il 15 Gennaio 1981. Purtroppo nell’ambito della stessa campagna, mentre D’Urso era prigioniero, il 31 Dicembre in un attentato perde la vita il generale dei carabinieri Enrico Galvaligi responsabile del coordinamento delle misure di sicurezza nelle carceri speciali, probabilmente pagò l’aver guidato l'assalto compiuto il 29 dicembre 1980 dal Gruppo d'Intervento Speciale (GIS) per riprendere il controllo del carcere di Trani.Queste due azioni rivendicate con l’opuscolo numero 11 del Gennaio 1981 possono essere considerate le ultime del percorso unitario delle BR, anche se i due successivi opuscoli in cui si tentò di fissare le basi per una ripresa delle lotte operaie furono approvati da tutte le colonne esclusa la Walter Alasia. Le diverse posizioni politiche e l’arresto del capo dell’organizzazione Mario Moretti avvenuto a Milano nell’Aprile del 1981 fecero precipitare la situazione accelerando il processo di disgregazione.Mentre la colonna di Milano che si distingue per capacità organizzative e ferocia sequestrava l'ingegnere dell'Alfa Romeo Sandrucci, si staccano anche la colonna di Napoli e la "Fronte carceri" gestirono insieme le campagne Cirillo e Peci fondando le “Brigate Rosse – Partito della Guerriglia” sotto il comando di Giovanni Senzani.Il 20 Maggio 1981 il rapimento dell'ingegnere Giuseppe Taliercio, direttore del Petrolchimico di Mestre fu ancora rivendicato utilizzando la sigla BR, ma trascorsi pochi mesi e proprio in seguito a divergenze sorte durante la gestione del sequestro anche alcuni membri della colonna veneta decisero di fuoriuscire dall’organizzazione per dare vita alla "Colonna 2 Agosto".Nell'agosto del 1981 vi fu un ultimo disperato tentativo della colonna romana di riunire l’organizzazione, cui fece seguito una riunione della direzione strategica tenutasi a Milano nell’Ottobre de 1981. Durante l’incontro fu organizzata la campagna contro il generale USA James Lee Dozier, Barbara Balzerani che aveva preso il comando di quello che rimaneva delle BR, per evitare inutili scontri sul possesso del nome decise di modificarlo in BR-Per la Costruzione del Partito Comunista Combattente, che si andarono ad affiancare alle BR-Walter Alasia e alle BR-Partito Guerriglia.Le BR intese come un’unica formazione avevano cessato di esistere.Ho volutamente affrontato questa parte della narrazione in modo sbrigativo, quanto accadde di qui al Gennaio del 1987, data in cui con una serie di “lettere aperte” firmate da diversi militanti, fu sancita la chiusura dell'esperienza storica delle BR, non può essere compreso se raccolto in un unico calderone, va invece affrontato raccontando la storia e i crimini commessi da ognuno dei singoli gruppi scaturiti da quello originale, è quello che farò nel prossimo e conclusivo post sulla storia delle BR.
IL MASTER

martedì 10 gennaio 2006

Gli anni '70... I miei. (8)

Di quegli anni ricordo ancora il senso di instabilità. Allora la propaganda si faceva con i volantinaggi (sì certo, quelli stampati col ciclostile...) ed andare a distribuire i volantini davanti alle scuole voleva dire innestare un sistema perfetto di attacco: dopo pochi minuti arrivavano 'loro'...quasi mai studenti, quasi sempre a volto coperto, un piccolo esercito che stava 'sempre pronto' la mattina dentro qualche sede partitica dell'estrema sinistra (non il PCI, allora stava facendosi una verginità 'dirigenziale' e non partecipano direttamente ai pestaggi organizzati; si limitavano a trarne giovamento parlando di 'strategia della tensione'). Noi andavamo a dare i volantini e dopo pochi minuti avveniva il pestaggio: meticoloso, organizzato, pignolo. Sì, effettivamente erano molto democratici e non risparmiavano nessuno, neanche i ragazzini poco più che adolescenti, neanche le donne (ragazzine anch'esse...). Il rapporto numerico era di dieci ad uno.
Una mattina un militante del fronte della Gioventù venne a prendermi a scuola. Lo guardai perplessa: la situazione era calma e non capivo la sua presenza. Mi supplicò di stare tranquilla e mi spiegò in breve che il mio fidanzato ed altri 4 ragazzi erano stati arrestati dalla polizia politica. Non capivo. La mattina erano andati ad accompagnare (in 4) il quinto amico al quale avevano promesso l'interdizione dall'ingresso a scuola. In 5 si trovarono circondati da oltre 100 individui, fra i quali nessun studente della scuola stessa. Si erano difesi dalla trappola. Ed ora si trovavano in Questura. Il magistrato che esaminò il caso era un famoso magistrato cattolico. Di quei democristiani che non avevano esitato a consegnare l'Italia al 'compromesso storico'...Inorgoglito dal 'caso' non esitò ad ordinare l'arresto e la carcerazione cautelare per i 4 appena maggiorenni. L'allora responsabile della Sezione del MSI lo andò a scongiurare di non farlo: nel carcere fiorentino era allora detenuto Pasquale Abatangelo esponente dei NAP e delle Brigate Rosse (potete esilararvi sulla sua storia patetica qui ) . Ma il magistrato integerrimo decise di far trarre alle carceri i 4 incensurati diciottenni. Riuscimmo a vederli per un attimo mentre alcuni poliziotti imbufaliti li portavano riluttanti al cellulare. Ci sorrisero e ci dissero di star sereni. Due giorni dopo un commando guidato dallo stesso Pasquale Abatangelo irruppe nella cella dove si erano sistemati i 4 in attesa di giudizio. Brandivano bastoni ricavati da gambe di sedie di legno, con in cima ancora i chiodi. Li massacrarono per diverse decine di minuti, con la connivenza 'obbligata' dei secondini. Il nostro magistrato cattolico pare che pianse durante l'ispezione successiva nella cella: le pareti bianche erano coperte di sangue e nello stesso sangue si navigava sul pavimento. Vennero portati in ospedale tutti con gravi ferite alla testa: avevano colpito per uccidere. Pare che ad interrompere il pestaggio intervennero una serie di detenuti comuni, schifati dall'azione 'politica' che era stata eseguita....
La sera, accanto al mio fidanzato in un letto di Ospedale, con una spalla lussata e la testa fasciata, ascoltai il suo racconto quasi distaccato. Si erano aspettati quel trattamento da subito: i secondini avevano concesso loro di stare nella stessa cella (piccolissima) per potersi proteggere. Alle domande insistenti dei detenuti su cosa ci facessero in galera quattro ragazzi dalla faccia pulita, rei di essersi difesi in 5 contro 100, risposero evasivamente...ma 'radio carcere' funzionò nell'arco delle 48 ore...
Una piccola storia ignobile. (continua)

INYQUA

Brigate Rosse – Quarta Parte – Con Moretti al comando verso gli anni 80

Nel 1976 l’organizzazione delle BR fu completamente rivoluzionata, a causa del nuovo arresto di Renato Curcio insieme con altri militanti il comando passò a Mario Moretti. Moretti era sempre stato un fautore della lotta armata e, sotto di lui l’attacco al cuore dello stato prese un impulso ancora più sanguinoso. I vari settori furono ripensati per assecondare al meglio la sua strategia, il "Fronte delle grandi fabbriche" fu assorbito dal meno propagandistico e più combattivo "Fronte della lotta alla controrivoluzione" che fu in seguito suddiviso secondo delle aree di intervento dei vari gruppi. Questo periodo di riorganizzazione fu caratterizzato da una pausa nelle attività militari più cruente, ripresero solo il 12 Febbraio 1977 con il debutto sulla scena criminale della colonna romana, il ferimento di Valerio Traversi, dirigente del ministero della Giustizia. Quest’azione era stata preceduta dal sequestro dell’armatore Costa rapito a Genova il 12 Gennaio 1977 e liberato il 3 Aprile, il motivo della sua detenzione non fu politico ma economico, come nel caso del sequestro Gancia le BR per autofinanziarsi erano passate dalle rapine in banca al sequestro con scopo di estorsione. Il 28 Aprile 1977 per bloccare il processo contro il primo gruppo di BR inquisiti fu ucciso Fulvio Croce, presidente del consiglio dell'Ordine degli avvocati di Torino, l’obbiettivo fu centrato la Corte d’Assise decise di sospendere il processo a tempo indeterminato. In giugno iniziò una campagna che aveva lo scopo di "disarticolare la funzione controrivoluzionaria svolta dai grandi media", il primo a farne le spese fu Valerio Bruno giornalista de Il Secolo XIX, ferito l’1 Giugno 1977 a Genova, poi toccò a Indro Montanelli gambizzato a Milano il 2 Giugno, mentre il 3 Giugno fu colpito a Roma Emilio Rossi giornalista del TG1. Il 16 Novembre a Torino fu colpito mortalmente il giornalista Carlo Casalegno de "La Stampa", il documento di rivendicazione di quest’omicidio conteneva una nuova e preoccupante rivelazione, l’azione era stata organizzata e voluta in accordo con tutti i movimenti e le formazioni rivoluzionarie d'Europa per dare una risposta corale all'assassinio di Andreas Baader, Gudrum Enslin e jean Carl Raspe, avvenuto il 18 ottobre 1977 nel carcere di Stammhein in Germanica, per la prima volta le organizzazioni rivoluzionarie del continente ammettevano di essere in collegamento fra loro. Anche l’irrigidimento del trattamento carcerario, voluto dal Carlo Alberto Della Chiesa con l’apertura delle carceri di massima sicurezza per coloro che si dichiaravano prigionieri politici attirò l’attenzione delle BR. Il 14 Febbraio 1978 Riccardo Palma, magistrato addetto alla direzione generale degli istituti di prevenzione e pena fu ucciso a Roma, Lorenzo Cotugno, agente di custodia presso il carcere Le Nuove cadde a Torino l’11 Aprile 1978, stessa sorte toccò Francesco Di Cataldo, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere S. Vittore ucciso a Milano il 20 Aprile 1978, infine il 10 marzo 1978 fu colpito mortalmente Rosario Berardi maresciallo della Polizia, sezione antiterrorismo probabilmente nel tentativo di bloccare la riapertura del processo di Torino. Si arrivò così all’episodio che segnò il destino delle BR, la loro massima espressione di efficienza militare che scateno, però una violenta reazione dello Stato che nel tempo le avrebbe sconfitte, il sequestro Moro. A questa vicenda dedicherò poche righe perché sto scrivendo una ben più lunga rievocazione senza avere la pretesa d'aggiungere nulla a quanto è già stato scritto. Il 16 marzo 1978, le BR sequestrarono, a Roma, presidente della DC l'onorevole Aldo Moro nonostante fosse candidato a formare un nuovo governo aperto al PcI, il suo rapimento era stato ideato con lo scopo di intervenire negli equilibri politici del Paese, nell’agguato avvenuto a Roma perirono i cinque membri della sua scorta: Oreste Leonardi, Raffaele lozzino, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Durante i 55 giorni di detenzione Aldo Moro scrisse diverse lettere che furono recapitate a familiari e amici, le BR speravano potessero contribuire ad ottenere la liberazione di 13 prigionieri politici da loro richiesta, furono inoltre inviati agli organi di stampa nove comunicati ed una risoluzione della direzione strategica. Le ricerche delle forze di polizia e gli appelli per la liberazione di Moro non sortirono nessun effetto, vista la ferma opposizione di tutto lo schieramento politico con la sola eccezione del PSI di Bettino Craxi ad ogni tipo di trattativa, le BR decisero di assassinare il prigioniero, il 9 maggio 1978, il corpo dell'onorevole Aldo Moro fu fatto ritrovare in un’auto parcheggiata in Via Caetani, a Roma. L’azione contro la Democrazia Cristiana continuò anche colpendo esponenti minori, il 29 marzo 1979 fu assassinato il consigliere provinciale Italo Schettini e il 3 maggio 1979 gli agenti Antonio Mea e Pietro Ollanu perdono la vita intervenendo, mentre erano di pattuglia intervenendo in Piazza Nicosia a Roma dove era stata attaccata la locale sede DC. Dopo questo delitto le BR ripresero la loro attività di routine, Il 21 giugno 1978 in coincidenza con l'entrata in camera di consiglio dei giudici del processo di Torino fu colpito mortalmente Antonio Esposito, funzionario dell'Antiterrorismo. Nell’ambito della campagna contro il trattamento carcerario, il 10 Ottobre 1978 fu ucciso a Roma Girolamo Tartaglione, direttore generale degli affari penali del ministero della Giustizia, cinque giorni dopo a Torino furono colpiti mortalmente Salvatore Lanza e Salvatore Porceddu, agenti di polizia addetti alla sorveglianza esterna del carcere Le Nuove. Come abbiamo visto all’inizio il riassetto voluto da Moretti aveva portato a dei grossi cambiamenti nella strategia delle BR, meno propaganda e più sangue, lo scioglimento del "Fronte delle grandi fabbriche" causò una diminuzione dei nuovi arruolati e una minore presenza nei grandi stabilimenti del nord che si concretizzò con poche azioni mirate, l’uccisione il 28 Settembre 78 a Torino di Pietro Coggiola, capofficina Fiat e quella di Sergio Gori, a Mestre, il 19 gennaio 1980. Fra questi due episodi la ben più nota vicenda dell’uccisione del sindacalista della CGIL, Guido Rossa, colpito a Genova il 24 gennaio 1979 perchè ritenuto responsabile dell'arresto dell'operaio dell'Italsider Francesco Berardi, un altro episodio che segnerà il destino delle BR causando la perdita dell’appoggio di buona parte della classe operaia. Il primo segno di una crisi che di lì a poco avrebbe travolto le BR si ebbe nel gennaio 1979 quando sette militanti della colonna romana, tra cui Valerio Morucci ed Adriana Faranda, uscirono dall’organizzazione rendendo pubblico un documento dal titolo "Fase: passato, presente e futuro" per confluire nel Movimento Comunista Rivoluzionario. Nonostante l’impegno dedicato alla condizione carceraria anche i brigatisti detenuti cominciavano a dare dei problemi, nell’estate del 1979 le BR avevano allacciato dei rapporti in Sardegna con lo scopo di organizzare l’evasione dei militanti detenuti nel carcere dell’Asinara, a chi fosse riuscito a fuggire sarebbe toccato il compito di organizzare la colonna locale, ma l’azione tardava a venire e il malcontento cresceva. I detenuti dell’Asinara erano già entrati in conflitto, quando, durante il sequestro Moro avevano fatto pervenire alla direzione strategica un documento di 130 pagine in cui erano esposte tesi politiche e appunti sulla gestione della "Campagna Moro", il comando fece l’errore di comunicare loro di essere in disaccordo con le loro tesi e dopo lunghi ripensamenti ad Ottobre molti prigionieri risposero chiedendo di essere dimessi dall’esecutivo. I prigionieri esasperati dall’attesa e dalla durezza della detenzione alla fine persero il controllo, 2 ottobre 1979 annunciarono la loro intenzione di smantellare il carcere speciale, alle parole fecero seguire i fatti, dopo una notte di scontri, con esplosioni, scontri a fuoco e lotte corpo a corpo, la struttura del carcere fu resa inagibile, i prigionieri furono divisi e trasferiti in varie prigioni isolandoli, di fatto, dalla catena di comando. Il 24 ottobre 1979 dal carcere di Cuneo arriva la notizia del suicidio di Francesco Berardi il militante denunciato da Guido Rossa, a lui sarà intitolata la colonna genovese Francesco Berardi "Cesare". Fuori delle carceri continuava intanto la mattanza di poliziotti e Carabinieri, a condurla era il "Fronte della lotta alla controrivoluzione" furono ben dodici militari di vario grado a cadere sotto il fuoco brigatista: a Genova Antonio Esposito, il 21 Giugno 1978, Vittorio Battaglini e Mario Tosa, il 21 Novembre 1979; Antonino Casu ed Emanuele Tuttobene, il 25 Gennaio 1980, a Roma Antonio Varisco, il 15 Luglio 1979, Michele Granato, il 9 Novembre 1979, Domenico Taverna, il 27 Novembre 1979, Mariano Romiti, il 7 Dicembre 1979, a Milano Antonio Cestari, Rocco Santoro, Michelle Tatulli l’8 Gennaio 1980. Si era appena concluso il processo ai primi brigatisti arrestati, quando il 21 febbraio 1980 fu arrestato a Torino con modalità ancora oggi misteriose il militante Patrizio Peci (altra vicenda a cui dedicherò un capitolo a parte), la sua cattura fu forse il colpo di grazia definitivo alle BR, la sua decisione di mettersi a collaborare fu presa ad esempio da molti altri che lo seguirono, nei mesi successivi grazie alle sue rivelazioni le forze dell’ordine effettuarono centinaia di arresti in tutto il paese, fra i covi di cui fu rivelata l’ubicazione vi era quello dove si nascondevano i brigatisti Annamaria Ludman, Lorenzo Betassa, Riccardo Dura e Piero Panciarelli, il 28 Marzo i Carabinieri vi fecero irruzione uccidendo i quattro, in seguito a questo episodio la colonna romana prese il nome di "Colonna XXVIII Marzo" e quella veneta di Colonna Annamaria Ludman "Cecilia".
IL MASTER

domenica 8 gennaio 2006

Rocco Santoro, Michele Tatulli e Antonio Cestari

L’8 gennaio 1980 a Milano tre agenti di PS della Digos in servizio presso il commissariato di Porta Ticinese stavano percorrendo con la loro auto civetta Via Schievano nella periferica zona della barona, mentre svolgevano il loro giornaliero controllo di scuole e fabbriche, improvvisamente una Fiat 128 con bordo un commando delle BR gli si parò davanti bloccando loro la strada, prima che potessero reagire un secondo gruppo di terroristi gli arrivò alle spalle crivellandoli di proiettili che li uccisero sul colpo. L’eccidio fu rivendicato dalla colonna “Walter Alasia” delle Brigate Rosse, motivandolo come benvenuto al Generale Dalla Chiesa appena giunto a Milano. Le tre vittime erano: Rocco Santoro nato a Baronissi in provincia di Salerno aveva trentadue anni lasciò la moglie ed un figlio ancora piccolo, Antonio Cestari di S. Lorenzello in provincia di Benevento lasciò la moglie e due figli, Michele Tatulli di Bitonto in provincia di Bari aveva solo venticinque anni. Il comune di Milano ha posto una lapide in loro memoria in Via Schievano al due, nel 1980 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì a tutti e tre la medaglia d’oro alla memoria e al valore civile.

IL MASTER

giovedì 5 gennaio 2006

Brigate rosse - Terza parte - Espansione e prime perdite

In seguito al successo del sequestro Sossi vi fu un numero impressionante di nuove adesioni, le BR si stavano trasformando in un vero e proprio esercito, provvedere al finanziamento, all’approvvigionamento, ed istruire i nuovi membri di ogni colonna diventava ogni giorno più difficile, così nell’estate del 1974 il gruppo dirigente decise di aprire un nuovo fronte: il fronte logistico che si sarebbe occupato di provvedere a queste necessità.L’abbondanza portò con se anche altri problemi e di ben più grave natura, come capita ad ogni esercito numeroso non fu possibile impedire che vi facessero il loro ingresso spie e traditori, grazie ad uno di questi l’organizzazione subì il primo duro colpo della sua ancora breve storia.L’otto Settembre 1974 grazie ad un infiltrato, Silvano Girotto noto alle cronache come “Frate mitra” i Carabinieri del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa arrestarono due dei capi dell’organizzazione: Renato Curcio e Alberto Franceschini. – Questa vicenda e i suoi risvolti meritano un capitolo a se, lo scriverò terminata la storia delle Brigate Rosse – In seguito a questo episodio si ebbero le prime due riunioni della “direzione strategica”, la prima il 13 Ottobre 1974 alla cascina Spiotta di Arzillo in provincia di Alessandria e la seconda poco dopo in Veneto, si discusse di come affrontare la questione dei capi brigatisti imprigionati. L’ordine del giorno era la liberazione dei prigionieri e cosa mai pensata prima nel nostro paese si decise di attuarlo assaltando i carceri dove erano detenuti. L’impresa riuscì solo a metà, ma ebbe una grande risonanza mediatica, il 18 Febbraio 1975 un commando di brigatisti guidato da Margherita “Mara” Cagol la moglie di Curcio, assaltò il carcere di Casale Monferrato riuscendo a liberarlo. Queste difficoltà non avevano fermato le altre attività del gruppo eversivo, dopo che nell’Aprile 1975 era stata diffusa la prima “risoluzione strategica” con l’intento di impressionare le istituzioni e creare coesione intorno al movimento, grazie ad alcuni precedenti contatti con marxisti leninisti e militanti di “Potere Operaio” nel Marzo del 1975 diedero avvio alla costituzione della colonna romana. Nel frattempo a Milano per tenere alta la tensione fu gambizzato il consigliere comunale della DC Massimo de Carolis. I responsabili del fronte dell’approvvigionamento adempivano i propri compiti con zelo e fu proprio nello svolgerli che le BR subirono il secondo grave colpo. Il 4 Giugno 1975 con l’intento di autofinanziarsi era stato sequestrato l’industriale Vallarino Gancia, all’operazione partecipava anche Margherita “Mara” Cagol che il 5 Giugno rimase uccisa insieme all’appuntato Giovanni d’Alfonso in uno scontro a fuoco presso un posto di blocco dei Carabinieri. Con la sua morte fu inaugurata la consuetudine di chiamare le colonne con il nome brigatisti caduti, a lei fu intitolata quella torinese.A rendere ancora più inarrestabile l’espansione delle BR nel 1975 intervenne l’alleanza strategica stretta con i “Nuclei Armati Proletari”, nel rispetto delle reciproche autonomie i due gruppi attuarono campagna congiunta contro le strutture dell'Arma dei Carabinieri che culminò con l’incursione nella sede dell'ispettorato distrettuale degli Istituti di Prevenzione e Pena di Milano avvenuta il 22 Aprile 1976.In quel periodo in conflitti a fuoco tra militanti e forze dell'ordine persero la vita tre militari: il maresciallo dei Carabinieri Felice Maritano, caduto a Robbiano di Mediglia (MI) il 15-10-74, l'appuntato di Polizia Antonio Niedda, caduto a Ponte di Brenta (PD) il 4-9-75 e il vice questore Francesco Cusano, caduto a Biella (VC) il 11-9-76.Non furono gli unici a pagare con il sangue il loro impegno nella lotta contro al terrorismo, l’8 Giugno 1976 a Genova il procuratore generale Francesco Coco che durante il sequestro Sossi si era rifiutato di firmare l’ordine di scarcerazione per i brigatisti detenuti, fu assassinato assieme ai due membri della sua scorta Antioco Dejana e Giovanni Saponara. Questo episodio segna il termine di una campagna iniziata ai tempi del rapimento con l’intenzione di disarticolare politicamente e militarmente le strutture dello Stato e contemporaneamente serve a commemorare Mara Cagol ad un anno dalla sua morte. Il 1976 si conclude nel peggiore dei modi, il 15 Dicembre il militante clandestino Walter Alasia fu sorpreso, mentre si recava a fare visita alla famiglia a Sesto San Giovanni, nel conflitto a fuoco che ne scaturì persero la vita lui e i due sottufficiali di polizia, Sergio Bazzega e Vittorio Padovani, in seguito alla sua morte la colonna milanese delle BR prese il nome: Walter Alasia "Luca". - Anche a questo episodio, ai suoi risvolti e a quanto ne scaturì, dedicherò un capitolo a parte al termine della narrazione –.

martedì 3 gennaio 2006

Gli anni '70... I miei (7)

Continuo a sciorinare ricordi in libertà, così come si riaffacciano alla mia mente. Ricordo che non sono depositaria di alcuna verità assoluta, ma che posso parlare solo di quello che direttamente ho vissuto. Se qualcuno si sente colpito o toccato da quanto da me raccontato qua dentro avrà sempre la possibilità di dire, educatamente, la sua esperienza...
Ebbene sì. La piccola comunità politica si era nel frattempo trasformata anche in una 'comunità umana'. Eravamo giovani e giovanissimi. Fiorivano amori e rancori. Amicizie che poi son durate una vita. Si formavano caratteri che poi si sarebbero evoluti e modificati. Ma quelle persone restavano fondamentalmente persone 'pulite'. Io finii per fidanzarmi col mio primo 'mentore'. Ero tanto, ma tanto ragazzina. Non sapevo bene neanche cosa fosse l'amore. Lo ammiravo più che altro, era più grande, una testa balzana ed originale. Quella magra ragazzina rifiutò allora la corte insistente di quello che è è poi diventato un deputato della destra (mai avuta lungimiranza io....), forse perchè lo riteneva 'troppo convenzionale'...Pian piano si formavano alleanze stranissime. Io ricordo, nella mia brevissima permanenza da dirigente giovanile, un'amica donna. Entrambe cocciute ed ostinate cercammo di scardinare allora il conservatorismo becero nei confronti delle donne, anche con una rivistina (ovviamente ciclostilata...) di cui uscirono solo 3 numeri ma che gli 'storiografi della destra' ricordano ancora come uno dei tanti modi in cui ci si scrollavano di dosso degli stereotipi consolidati. E questo parlare fra donne (meglio, tra ragazzine, future donne) fu forse una delle prime diversità nel mondo maschile della destra degli anni '70, dove si sentivano frasi sconnesse come ' la donna guarda all'uomo, il quale guarda a Dio e solo attraverso questa mediazione la donna guarda alla divinità...' Non ridete. Tutto vero.