giovedì 19 aprile 2012

Diaz


Il 2001 è anno che esce dai canonici quindici cui, di diritto, è attribuibile la definizione di “anni di sangue”, ma a luglio, durante il vertice del G8, assistemmo ad un rigurgito di violenza rossa e, come è accaduto per il quindicennio 1969-1984, oggi, dopo dieci anni, c’è chi cerca di lasciare una memoria storica ben differente dalla realtà di quei giorni.
Fortunatamente internet consente a chi, come me, quegli episodi ricorda bene, nelle cronache e nelle documentazioni visive, di lasciare una traccia uguale e contraria, per dare la possibilità a chi quegli anni non ha vissuto di confrontare le versioni e, in prospettiva, anche ad una riflessione non inquinata da tesi a senso unico.
Senso unico come quello che leggiamo sia rappresentato in due film usciti in questi giorni.
Del primo, sull’attentato di Piazza Fontana, abbiamo già scritto, del secondo annotiamo alcune considerazioni in questo commento.
Diaz è il nome della scuola in cui, generosamente, lo stato aveva deciso di dare ospitalità a chi voleva manifestare a Genova contro il G8.
Il presupposto di ogni ospitalità è il rispetto delle regole, quindi chi manifestava lo doveva fare civilmente, senza danneggiare proprietà pubbliche e private, senza mettere in pericolo l’incolumità di altri (cittadini o Forze dell’Ordine che siano) perché il disturbo di ogni manifestazione è già sopportato dalla cittadinanza con il fermo del traffico e l’alterazione delle normali attività produttive per lasciare passare i cortei.
Purtroppo nel luglio 2001 Genova e i Genovesi non furono rispettati dai loro ospiti che si diedero al vandalismo, distruggendo e devastando proprietà private e pubbliche, minacciando e ferendo gli Agenti e i Carabinieri, anche con il lancio di corpi contundenti pericolosissimi come gli estintori e quindi trovando rifugio all’interno del grosso della manifestazione che, pur non avendo partecipato alle devastazioni, non possono non essere considerati latamente "complici" per non aver bloccato, smascherato e denunciato i criminali.
E’ naturale e doveroso che, ripreso il controllo del territorio, le Forze dell’Ordine cercassero anche i responsabili degli atti all’interno della scuola che ospitava i manifestanti.
Dovere degli ospiti sarebbe stato quello di non opporre resistenza alle perquisizioni.
Non fu così.
La perquisizione della scuola trovò resistenza.
Mi sembra il minimo che chi partecipa a manifestazioni di piazza con l’intenzione di usare violenza alla proprietà pubblica e privata, chi lancia oggetti pericolosi per l’incolumità fisica del prossimo, chi si oppone alle legittime azioni delle Forze dell’Ordine alla ricerca dei criminali, metta in conto la possibilità che invece di suonare, sia suonato.
Ed è ridicolo vedere manifestanti che, come una Fornero qualunque, vanno a frignare per qualche manganellata presa mentre si opponevano alla forza pubblica.
Per non parlare di chi viene dipinto come un eroe per essere morto a seguito della reazione di chi era bersaglio dei suoi lanci di estintore.
La Verità, caro lettore che fra cinquanta anni cercherai di capire cosa accadde nel luglio 2001 a Genova, è tutta qui.
Da un lato un gruppo di criminali che si facevano scudo con dei manifestanti colpevoli di non aver saputo denunciarli, dall 'altro una città devastata e ferita da quei criminali, difesa da un pugno di Poliziotti e Carabinieri coraggiosi e fedeli alla loro missione.
La degenerazione delle manifestazioni di piazza non può trovare giustificazione alcuna, mentre le Forze dell’Ordine, semmai, possono essere imputate di aver reagito con un guanto troppo di velluto alle violenze criminali delle bande estremiste, ma per responsabilità evidente di ordini precisi, finalizzati a non inasprire gli animi.
Errore grave, perché i manifestanti ne hanno tratto la convinzione della debolezza dello stato e, così, alla successiva perquisizione alla Diaz hanno osate resistere.
L’Ordine doveva essere ristabilito e così fu.
Processare le Forze dell’Ordine è un ulteriore vulnus alla capacità di uno stato di far fronte ad analoghe, future manifestazioni del genere.
Semmai dovrebbero richiedere a tutti coloro che fecero resistenza alla Diaz (e per questo subirono qualche manganellata, quindi il ricovero e quindi l’identificazione) di pagare i danni inferti alla città di Genova ed ai Genovesi.



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martedì 3 aprile 2012

Piazza Fontana

Dopo alcuni anni di pausa, ho l’occasione per un nuovo post in questo blog che, comunque, continua ad avere una costante partecipazione di lettori.
Piazza Fontana.
E’ uscito in questi giorni un film che ricostruisce la vicenda, ancora oscura, di quell’attentato del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell'Agricoltura.
Allora avevo 13 anni (ignaro del fatto che dodici anni dopo avrei iniziato la mia carriera professionale proprio da quella banca) e le manifestazioni studentesche ed operaie avevano fatto capolino nei telegiornali dell’epoca molto … sobri (veramente tali, non come il governo di Bin Loden Monti !) .
La strage fu un autentico pugno nello stomaco per tutti gli Italiani che, purtroppo, negli anni successivi dovettero abituarsi a simili atti.
Le bombe, storicamente, sono lo strumento usato dagli anarchici per manifestare la loro (violenta) opposizione ai governi e così le indagini si indirizzarono verso tale settore della politica.
Durante un interrogatorio un anarchico morì cadendo dalla finestra.
La sinistra insorse, incolpando un valoroso servitore dello stato, il Commissario Calabresi.
Raccolte di firme, tanto che, come accadde nel 2001-2002 con Marco Biagi che subì lo stesso trattamento, qualcuno, poi identificato con tre esponenti di Lotta Continua con Adriano Sofri, capo di quel movimento estremista, come ideologo, ne fu così condizionato da ritenersi in dovere di "vendicare" il "compagno caduto" assassinando il Commissario Calabresi.
Tutti condannati, praticamente nessuno che abbia scontato la pena.
Dopo Pinelli fu incolpato un altro anarchico, Pietro Valpreda.
Quindi gli inquirenti si sono dedicati ad esplorare le piste “nere”.
Per mettere d’accordo gli uni e gli altri si è spolverata la pista della “strage di stato”, magari con una spolveratina di Cia che non guasta mai.
Resta il fatto che, a quaranta anni di distanza, l’unica verità e quella che ognuno di noi si è costruito, spesso in base alle personali convinzioni ideali e, probabilmente, la Verità non la verremo mai a conoscere.
Come del resto accadrà per gran parte delle altre stragi come quella di Bologna del 2 agosto 1980 o dell’Itavia che hanno differenti versioni a seconda che le si guardi da destra o da sinistra o dal centro democristiano.
E’ importante questa conclusione, perché ogni analisi storica non può prescindere dall’esame e dalla considerazione paritaria di tutte le versioni.
E’ diritto poi del singolo storico o divulgatore trarre le personali conclusioni.
Onestà vorrebbe che si dichiarasse come quelle conclusioni non sono la Verità, ma una verità di parte, una convinzione personale, che ha pari diritto di cittadinanza con le verità di parte avversa e con le convinzioni personali di altri.
Anche il film appena uscito deve essere interpretato in questo senso: un fatto storico letto attraverso l’ideologia del regista.
Solo così si evita l’errore di trasformarlo in una verità storica da divulgare a chi, in quel 12 dicembre 1969, ancora non c’era.
Io c’ero e la versione di Giordana non mi convince.
Infatti al famoso “cui prodest” con il quale furono infarciti tutti i discorsi dopo ogni evento terroristico (e gran parte di quegli atti furono commessi inequivocabilmente da terroristi rossi purtroppo oggi tutti liberi) possiamo oggi rispondere che a beneficiarne fu solo la sinistra.
Tanto che, unica nazione occidentale, da noi i comunisti, eredi di una ideologica defunta, sono ancora vivi e vegeti.
Ma questa è la mia” verità, la mia convinzione personale.


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domenica 18 marzo 2007

Bologna, marzo 1977: io c'ero

(Post della memoria: molto lungo)

Da circa un mese si sono aperte le "danze" celebrative per il "1977".
Come per il "1968" il reducismo sembra farla da padrone, annegando nella nostalgia dei 20 anni, quel che invece fu una stagione fatta solo di violenza, sangue, devastazione, terrore.
Nel 1977 io avevo 20 anni, frequentavo (si fa per dire: all'università ci andavo solo per gli esami, era molto meglio studiare a casa) giurisprudenza a Bologna ed ero in pari con gli esami.
A febbraio avrei dovuto - in sessione straordinaria - sostenere l'ultimo esame del piano di studi del primo anno: Istituzioni di Diritto Romano.
Nel 1976 si erano svolte le elezioni politiche più incerte della storia dopo quelle del 1948 e prima di quelle del 2006.
Il 1968 aveva lasciato strascichi di violenza e di "gruppettari" extraparlamentari.
Nel 1974 il referendum contro il divorzio aveva visto una inedita coalizione, che andava dai liberali ai comunisti, prevalere su DC e MSI.
L'anno successivo, 1975, il PCI "sfondava" in regioni, province e comuni, grazie anche al collaborazionismo del PSI - sempre con i piedi in due staffe - e di settori del PSDI, PRI e PLI (la corrente di sinistra di Zanone che nel 1976 prese il potere nel partito conducendolo a sinistra: oggi Zanone è senatore ulivista in quota DS !!!).
In questo quadro la DC "tenne", recuperando sul 1975 e mantenendo a distanza il PCI.
Chi fallì fu invece il PSI e così, con il "pensionamento" dei vecchi leaders come De Martino, iniziò l'era Craxi.
A livello internazionale la metastasi comunista sembrava inarrestabile.
Gli Stati Uniti, dopo il Watergate e la ritirata vergognosa dal Vietnam, si erano chiusi in se stessi eleggendo nel novembre 1976 il peggior presidente che abbiano mai avuto: Jimmy Carter.
La crisi del PSI e l'impossibilità numerica di un governo centrista - stante la conventio ad excludendum nei confronti dell' MSI-DN che manteneva le sue posizioni introno al 6% - diede la stura alle più fantasiose masturbazioni di alchimia politica, il cui indiscusso protagonista fu Aldo Moro.
Ne uscì così un governo claudicante (sostituito poi nel 1978 dal governo della "non sfiducia") affidato a Giulio Andreotti.
Enrico Berlinguer sperava di portare il suo partito comunista al potere evitando gli errori di Allende che nel settembre 1973 era stato rimosso in Cile, lanciando il "compromesso storico", accettando la Nato come ombrello protettivo e trasformando il PCI in "partito d'ordine".
Un ordine che cercava di imporre anche nelle università e nell'insorgente mondo marginale che oggi apparterebbe ai centri sociali, no global e pacifinti.
Bologna era da sempre il "fiore all'occhiello" del PCI.
Una accurata operazione di marketing presentava la città felsinea come la meglio amministrata in Italia ed era l'epoca degli "autobus gratis".
E' bene ricordare che allora i deficit degli enti locali venivano sistematicamente coperti dal governo centrale, aumentando le tasse e l'indebitamento pubblico con l'emissione di valanghe di titoli di stato.
Così se è vero che a Bologna il PCI erogava servizi gratuiti, è altrettanto vero che lo abbiamo pagato tutti - e salato - con le politiche di rientro dal deficit pubblico degli anni successivi (e finchè ci sarà la sinistra al governo non sarà mai finito l'esproprio dei nostri risparmi).
E che le amministrazioni di Bologna non fossero poi quelle meraviglie che la propaganda comunista cercava di far credere, lo si è visto quando i comunisti, occupato il potere in centinaia di comuni, province e regioni e non avendo più la possibilità di scaricare gli oneri sul governo centrale, si sono adattati alla politica di tutte le altre amministrazioni, dando così ragione a Mariano Rumor che, in una tribuna politica, rispose all'esempio di Bologna, dicendo che "l'amministrazione comunista di Bologna poteva vantarsi di simili risultati solo perchè era inserita in un'Italia democristiana".
Bologna, quindi, vetrina del comunismo italiano e, come tutte le vetrine, l'ordine del partito era di dimostrare come, con il PCI, potesse essere garantito l'ordine pubblico.
E come Bologna tutte le altre città dove il PCI era riuscito a conquistare l'amminsitrazione locale.
Così il 1977 inizia con le turbative indotte da studenti svogliati, da ex sessantottini, dalla sinistra alla sinistra del PCI.
Ed inizia come nel 1968 con occupazioni di scuole e università.
Con scontri di piazza.
Con manifestazioni di violenza.
A febbraio 1977, dunque, in tale clima generale, avrei dovuto sostenere l'ultimo esame del piano di studi del primo anno dell'università.
Non ci riuscii.
Le continue occupazioni, oltre ed impedire le lezioni, impedivano anche gli esami.
La tensione, però non cessava.
La pressione aumentava.
In ogni parte d'Italia si susseguivano disordini, scontri.
Apparivano le prime armi in mano ai manifestanti.
La vetrina di Bologna si infranse.
L'11 marzo, l'ennesima manifestazione di violenti - anticipatori dei centri sociali, no global, pacifinti di oggi - che cercava di impedire l'agibilità politica in università agli studenti cattolici di Comunione e Liberazione venne affrontata - finalmente ! - dalle Forze dell'Ordine con cariche ripetute tendenti a disperdere i facinorosi.
I quali potevano contare su un'arma in più: la radio, Radio Alice divenuta famosa per "raccontare" in diretta gli scontri e, soprattutto, per consentire ai vandali di conoscere dove e come andavano dispiegandosi le Forze dell'Ordine, peraltro in numero insufficiente ad affrontare l'emergenza: non si pensava che Bologna la Rossa potesse sfuggire di mano al PCI.
L'11 marzo mio padre mi comprò la prima automobile e stavamo tornando verso casa quando i vigili urbani ci consigliarono di prenderla larga perchè "c'erano degli scontri e si poteva rovinare la macchina nuova".
Così facemmo.
Arrivati a casa dopo un giro tortuoso, imparammo che negli scontri un ventiseienne estremista di Lotta Continua era rimasto ucciso mentre aggrediva i Carabinieri.
Sembra di rivedere la scena che, 24 anni più tardi, portò al cimitero Carlo Giuliani.
Anche nel 1977 un gruppo di violenti pensava di affrontare le Forze dell'Ordine confidando nell'impunità.
Francesco Lorusso morì nella centralissima Via Mascarella.
Mi ricordo - ed è un peccato che oggi non vengano riproposti per intero gli articoli di quegli anni, invece di inondarci di commenti reducisti - che il quotidiano della mia città, Il Resto del Carlino, descriveva l'arrivo di Lorusso in ospedale.
Mi è rimasta impressa la descrizione dell'estremista sulla barella e, mentre i portantini correvano verso la rianimazione, un cubetto di porfido usciva dall'eskimo e cadeva sul pavimento dell'ospedale ...
E accosto ancora di più la figura di Lorusso, Lotta Continua, a quella di Giuliani, no global.
Il primo che lanciava cubetti di porfido, il secondo estintori.
Entrambi hanno fatto la stessa fine.
Entrambi nel loro ambiente vengono considerati "martiri" ed "eroi" mentre noi, nel nostro, li consideriamo nulla più di come si possono considerare due che usano violenza nei confronti del prossimo e siamo totalmente, senza "se" e senza "ma" dalla parte delle Forze dell'Ordine.
Di quell'11 marzo 1977 mi ricordo ancora le telefonate con una cara amica che abitava in centro e che vedeva dalla finestra gli scontri e il fumo dei lacrimogeni.
Gli scontri continuarono anche nella notte e in mattinata del 12, quando la Polizia chiuse Radio Alice.
E mi ricordo quindi di un vicino di casa recentemente scomparso, amico di famiglia e consigliere regionale del PSDI, con il quale, per il terrore di mia madre, mi avventurai a piedi per percorrere quei 5 chilometri che mi separavano dalla zona universitaria per "renderci conto di cosa succedeva".
Arrivati in zona all'incirca alle 10 di sera, l'ordine imposto dagli autoblindo di Cossiga, arrivati in tutta fretta dalle città vicine e anche da Padova, era ripristinato.
Piazza Verdi , cuore della zona universitaria - per arrivarci dovemmo esibire per ben tre volte i documenti e dubito che mi avrebbero lasciato passare se non fossi stato in compagnia di un politico regionale - non l'ho mai vista così tranquilla e pacifica come la sera del 12 marzo 1977, con tutte le autoblindo schierate e l'università ripulita dalla feccia rossa.
Il 1977, come il 1968 non è da celebrare, solo da ricordare come uno degli anni bui della nostra storia.
Quelli che scatenarono la guerriglia a Bologna non furono altro che l'altra faccia (o la stessa ?) delle brigate rosse che l'anno successivo rapirono Aldo Moro, uccidendo la scorta e poi trucidando il politico democristiano, innescando quegli "anni di piombo" e pescando dagli ambienti dell'estrema sinistra la manovalanza per le loro infami azioni terroriste.
Non c'è nulla di buono nel 1977 (e nel 1968) ad eccezione dell'età che avevamo allora.Il ripristino dell'ordine avvenne manu militari, anche se poi, spaventati dal coraggio avuto, non si continuò sulla strada virtuosa della repressione e si preferì puntare sui tradimenti e sui pentiti, con il risultato che i colpevoli di allora oggi sono liberi, fanno conferenze nelle stesse università che hanno devastato, sono parte delel istituzioni e, in buona sostanza uccidono una seconda volta le loro vittime, violentando, con la loro sola presenza libera, la memoria di chi cadde per colpa loro.
L'esame di Istituzioni di Diritto Romano riuscii poi a sostenerlo a fine marzo.
L'automobile nuova mi accompagnò fino all'8 giugno 1993.

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Pubblicato in Blacknights al link di cui al titolo, in data 9 marzo 2007.

domenica 19 febbraio 2006

La peggio gioventù VII

NOVEMBRE 1969.
1 Novembre: Roma, bomba al cinema Brancaccio.
Linea ferroviaria Treviso-Udine, attentato dinamitardo.
4 Novembre: Torino, ordigno esplosivo contro la scuola religiosa "San Giuseppe".
Prato, bombe contro un' industria tessile.
5 Novembre: Torino, sette studenti di sinistra arrestati per attentati vari.
Milano, violenze alla Bracco, Lagomarsino e IBM Italia.
6 Novembre: Torino, violenti incidenti provocati dai comunisti; feriti il vice-questore, un ufficiale di polizia e 33 agenti.
Pordenone, assaltata la sede del giornale "Il Gazzettino".
Bari, violenze dei comunisti contro impiegati ed operai; feriti 2 operai e 5 uomini delle forze dell'ordine.
Milano e provincia, gravi incidenti per gli scioperi dei metalmeccanici. Presa di mira la FIAT in Corso Sempione: tafferugli e sassaiola, contro l'edificio e contro la Pubblica Sicurezza, che si chiude con 56 feriti, di cui 53 della polizia. Picchetti bloccano la Bracco Industria Chimica e la Roche.Bassano del Grappa, azioni di disturbo alle industrie Metalfusione F.lli Toniotto, F.lli Meneghetti e ISCA con imposizione agli operai ed impiegati di abbandonare il posto di lavoro.Stessa imposizione da parte di elementi estranei all'azienda ai lavoratori della UNI.MAC e della FIMA.
Sabotata la linea ferroviaria Brindisi-Taranto.Bari, alla FIAT scontri tra scioperanti e personale che vuole lavorare: 2 feriti.
A Milano si vieta al personale con la violenza di tornare al lavoro nelle Aziende: Roche, S.I.O., Columbia e Gnocchi, Cartiera Binda, Kores, Gunther Wagner, Schering e Bracco.
Incidenti a Bologna alla Ducati Elettrotecnica, alla Cantieri Navali del Tirreno e Riuniti di Genova, alla Olivetti di Ivrea, a Bergamo e Stezzano.
7 Novembre: Milano, operai comunisti dell' Alfa Romeo aggrediscono un giornalista ed un fotoreporter del "Corriere della Sera".
Trieste, aggrediti due fotoreporter del giornale "Il Piccolo".
8 Novembre: Genova, i comunisti aggrediscono gli operai dei Cantieri del Tirreno che rifiutavano di scioperare.
Roma, estremisti di sinistra invadono la Facoltà di Magistero dell' Università.
10 Novembre: Rovagnasco di Segrate, la Everest Calcaterra è fatta segno di vandalismi.
11 Novembre: Torino, violenze alla FIAT Lingotto: bloccati gli uffici della Direzione; feriti un agente ed un carabiniere.
Milano, invaso lo stabilimento Corrada a Lainate e costretti allo sciopero i lavoratori della Roche e della Bracco.Venezia, minacciati i dipendenti della Mira Lanza da gruppi di scioperanti.
12 Novembre: Torino, violenze agli stabilimenti FIAT a Mirafiori, Lingotto e Stura. Impedito l'accesso agli impiegati.Genova e Torre Annunziata, occupate dai metalmeccanici le stazioni ferroviarie.Invasioni, minacce e vandalismi alle Officine Meccaniche Putin di Villaverla; alla SIAE Microelettronica di Cologno Monzese; alla Poli-Chimica ed alla Roche di Milano.
13 Novembre: Torino, nuove violenze alla FIAT; aggrediti gli operai della Commissione Interna a Rivalta.Bologna, il Consiglio Comunale decide il trasporto gratuito per gli scioperanti.Manifestazioni ed incidenti in tutta la penisola: a Milano alla Risomesa, alla S.I.O. ed alla Roche; a Bergamo alla Revisione Macchine Utensili, alla SIAD, alla Magrini ed alla SACE; a Siracusa occupata la Strada Statale 114.Roma, nuove violenze alla Facoltà di Magistero.
14 Novembre: Torino, la FIAT sospende 29 operai denunciati per atti di violenza. Disordini alla Lancia.Minacce e percosse a chiunque voglia lavorare: alla Roche a Bergamo; alla Inverni di Senago; alla Manuli Dardanio di Brugherio.Vandalismi alla Officina Meccanica Beltramelli di Stezzano e alla F.lli Lanza di Predore.Sesto San Giovanni (Mi), distrutte le auto e le moto degli operai e degli impiegati che non aderiscono allo sciopero.Bologna, assaltato l'Istituto Tecnico "Pacinotti".
15 Novembre: Roma, cortei e blocchi stradali.
17 Novembre: Seriate, alla IBI la ditta viene invasa e danneggiata, operai ed impiegati malmenati.
19 Novembre: Venezia, assaltata la direzione delle Assicurazioni Generali, e gli impiegati salvati a stento dalla polizia.Volanti Rosse imperversano al Nord in spedizioni punitive contro chi non sciopera: alla SIT a Schio, al Lanificio Nicolato di Chiampo, alla Smalteria e Metallurgia Veneta di Bassano del Grappa ed alla Pellizzari di Arzignano.Fondi (Lt), occupato ed incendiato il Municipio; numerosi feriti fra i carabinieri.Portici (Na), distrutti 6 autobus dai manifestanti.Catania, Taranto, Trento, Bari, violenti incidenti.Milano, i comunisti provocano violenti incidenti nelle strade del centro. Ucciso l'agente di Polizia Antonio Annaruma, ferito il questore Mario Guida e oltre 60 agenti. Assaltate le ambulanze che trasportano i feriti.
20 Novembre: Torino, devastato da studenti di sinistra il Liceo "Gioberti".
21 Novembre: Roma, i comunisti tentano di provocare un' insurrezione tra i detenuti del carcere "Regina Coeli". Aggredito e derubato un ufficiale di polizia.Milano, anarchici tentano di invadere il Palazzo di Giustizia. Violenze alla FIAT, alla UNILIT ed alla Pirelli.Torino, sabotaggi e scontri tra operai e dipendenti della Azienda Tranviaria.
23 Novembre: Roma, violenti incidenti, ferito un sottufficiale di polizia.Genova, aggressione da parte comunista contro i partecipanti al comizio del parlamentare liberale Durand de la Penne.
24 Novembre: Roma, attentato dinamitardo contro la Caserma dei Carabinieri della Legione "Lazio".
25 Novembre: Roma, il Partito Comunista costringe la giunta comunale a stanziare 30 milioni a favore degli scioperanti. Trovato ordigno esplosivo sotto un ponte dell' Olimpica.
30 Novembre: aggressioni da parte di estremisti di sinistra contro la comunità Israelitica romana.

martedì 31 gennaio 2006

Gli anni '70...i miei. (9)

Vivevamo blindati. Nelle scuole che frequentavamo i professori avevano un atteggiamento che andava dalla chiusura più totale a qualche sprazzo di discussione. Ricordo il mio professore d’italiano che mischiava un’intolleranza per i ‘fascisti’ in generale, con un’apertura verso la sottoscritta, studentessa abbastanza brillante ed attenta: guardava con sorpresa il mio abbigliamento sportivo (meglio non andare a scuola coi tacchi…) ed il mio piglio testardo. Si sorprendeva quando nelle discussioni con lui mostravo conoscenza di qualcosa di diverso dal ‘Mein Kampf’ e spesso si soffermava a parlare con me finite le ore di lezione…Anche da quelle ore di dialogo è nata la mia voglia di vedere sempre i due lati di un problema, che spesso mi ha fatto tacciare di ‘insubordinazione’….
C’erano i comizi e c’erano i funerali. In alcuni anni purtroppo i secondi furono molto più frequenti dei primi. Nel 1973 ci fu l’omicidio dei fratelli Mattei a Primavalle, da parte di militanti di Potere Operaio; nel ’74 ci fu l’omicidio di Mazzola e Giralucci nella sede del MSI di Padova, da parte di brigatisti rossi; l’omicidio di Sergio Ramelli a Milano nel 1975, da parte di militanti di avanguardia operaia. Questi funerali me li ricordo ancora. Ricordo l’orrore del viso di Virgilio Mattei carbonizzato in quelle foto. Ricordo il silenzio di quel funerale a Roma, una piazza piena dove non si sentiva volare una mosca. Ricordo bandiere italiane tenute fra le mani e feretri che ci sfilavano davanti. Ricordo la netta consapevolezza di tutti che sarebbe potuto capitare anche a noi. Ricordo l’odio che serpeggiava fra gli italiani, fomentato a bella posta per esaltare gli animi più fragili e spingere verso ‘la strategia della tensione’, verso quella divisione tra italiani di serie A ed italiani di serie B che poi effettivamente si è attuata fino allo sdoganamento di Berlusconi della Destra Italiana. Un percorso durante il quale è stato fatto un processo alle idee, ai libri, ai personaggi di cultura legati in qualche modo alla Destra. Un vero e proprio martellamento psicologico e mediatico (in epoca in cui non c’era nessun pluralismo d’informazione, se non di tipo quasi carbonaro…) durato più di 20 anni. E scusate se è poco….(continua)

Brigate Rosse – Settima parte – Le BR-PCC

La liberazione del generale Dozier e quanto ne conseguì si abbattè sulle Brigate Rosse come un tornado, a subirne le conseguenze non fu solo la colonna veneta ma tutti i tronconi della oramai frammentata organizzazione. Tre dei quattro terroristi catturati "decisero" di collaborare, le loro rivelazioni, sopratutto quelle di Antonio Savasta, permisero di effettuare centinaia di arresti in tutta Italia –
Interrompo brevemente la narrazione, come avete notato ho virgolettato il “decisero”, il perché è presto detto, tutti i testi da me consultati riportano quel episodio con le stesse scarne parole: “Quattro militanti delle BR-PCC sono catturati e torturati”, sempre identiche seguite da un punto e da nessuna spiegazione. Un salto nel buio nella storia, come se nessuno degli autori si fosse posto delle domande che a me sorgono spontanee: torturati da chi e chi permise che in uno stato civile fossero adottati simili sistemi? Se qualcuno di voi per conoscenza diretta o per averlo letto me lo sapesse dire mi farebbe una cortesia.
- Fra gli arrestati vi erano anche molti membri di quello che era stato il nucleo principale delle BR, le BR-PCC allora guidate da Barbara Balzerani (catturata dai Carabinieri in compagnia del convivente Giovanni Pelosia Ostia il 19 giugno 1981) che videro così indebolirsi ancora di più le loro capacità operative. Un altro brutto colpo il gruppo lo subrono nel maggio 1982, quando Umberto Catalani uno dei membri della direzione strategica fu ucciso dai Carabinieri a Vecchiano in provincia di Lucca. Questo episodio evidentemente agitò non poco le acque tanto che fu diffuso un comunicato in cui si parlava di "ritirata strategica", il concetto fu poi approfondito nell'opuscolo n. 18 del dicembre 1982 cui diedero il loro assenso esterno anche le BR-WA, le BR-PG e alcune formazioni minori, evidentemente più che una strategia era una necessità visto che tutte avevano grossi problemi d’organico. La frenetica mattanza che nei primi anni aveva una cadenza quasi giornaliera subì fortunatamente una brusca frenata, le azioni di maggior spicco degli anni successivi furono: il ferimento del socialista Gino Giugni avvenuto a Roma il 3 Maggio 1983 con cui le BR-PCC si proponevano di colpire la politica economica del governo e sostenere gli autoconvocati, l’attentato mortale al diplomatico statunitense Leamon Hunt a Roma il 15 Febbraio 1984 nel tentativo di spostare l’attenzione sulle contraddizioni fra est ed ovest nella speranza di trovare degli appoggi per la costituzione di un fronte antimperialista (attualissima questa sigla) e infine l’assassinio di Enzo Tarantelli, docente di economia politica e presidente dell'Istituto di Studi Economici e del Lavoro, della CISL avvenuto il 27 Marzo 1985 a Roma. Nel frattempo a sancire una nuova frattura interna nel Maggio 1984 uscì l’opuscolo "Autoconvocati e due linee all'interno delle BR-PCC" che rifletteva il pensiero politico di un gruppo di brigatisti che nel 1985 si staccarono dalle BR-PCC rendendosi autonome anche sul piano organizzativo prendendo e la denominazione "seconda posizione" per diventare in seguito Unione dei Comunisti Combattenti. Questo evento rese vano il tentativo di riorganizzarsi aumentando gli effettivi che in quegli anni erano stati minati da un’unica perdita, quella di Antonio Giustini ucciso a Roma dalla polizia il 14 Dicembre 1984 nel corso di una rapina ad un furgone portavalori dell'agenzia di sicurezza Metro Security Expres. Fino al 10 febbraio 1986 a Firenze le BR-PCC non colpirono più, in quel occasione a perdere la vita fu l’ex sindaco Lando Conti a decretarne la condanna fu la sua compartecipazione azionaria in un'industria produttrice di materiale bellico come in seguito confermato in occasione della risoluzione strategica numero 20. Il 14 febbraio 1987 a Roma persero la vita quelle che si possono considerare le ultime vittime del nucleo storico delle BR-PCC, nel corso di un esproprio per autofinanziamento furono uccisi due agenti di polizia, Giuseppe Scravaglieri e Rolando Lanari. Lo stesso giorno la maggior parte dei militanti delle BR-PCC che erano oramai incarcerati aprirono un dibattito che diventerà quasi un appello ai loro pochi compagni ancora in libertà, essi propugnavano la soluzione politica degli anni 70 dichiarando chiusa l’esperienza storica delle BR. I pochi militanti contrari ad abbandonare la lotta armata decisero di continuare da soli, mettendo in atto i loro intenti con l’uccisione del democristiano Roberto Ruffilli avvenuta a Forlì il 16 Aprile 1988, per poi rivendicarla con un documento in cui si dicevano contrari alla decisione di senso opposto presa dalla quasi totalità dei militanti delle Brigate Rosse. Un’ultima operazione condotta dai Carabinieri tra il Settembre e l’Ottobre del 1988 in Lazio e Toscana permise di arrestare anche questi ultimi irriducibili chiudendo, di fatto, l’esperienza rivoluzionaria delle BR-PCC, nei mesi successivi qualche membro sfuggito alla cattura fece ritrovare in Toscana e a Parigi degli opuscoli firmati "Cellula per la costituzione del partito comunista combattente", a questo fantomatico gruppo non fu mai attribuita nessuna azione. Delle circa quattromila persone processate per aver militato nelle BR 93 appartenevano alle Brigate Rosse – Partito comunista combattente.
IL MASTER

sabato 21 gennaio 2006

Brigate Rosse – Sesta Parte – Le colonne Walter Alasia e 2 Agosto

La colonna milanese Walter Alasia nel dicembre 1979 si era rifiutata di distribuire il comunicato numero 9 "Sulle grandi fabbriche" perché non ne condivideva il contenuto e ne elaborò uno proprio, nel Luglio 1980 si riunì a Roma la direzione strategica delle BR nel tentativo di ricomporre lo strappo, ma senza giungere a nulla, infine nel Novembre 1980 i membri della WA presero la decisione di staccarsi unilateralmente dall’organizzazione. Il 12 Dicembre misero in atto loro prima azione in proprio di cui fu vittima Renato Briano, direttore del personale della Magneti Marelli, seguita a breve da quella contro il direttore tecnico della Falk, Manfredo Mozzanti colpito il 28 novembre 1980. Questi due iniziative spinsero la direzione strategica a decretare ufficialmente l’espulsione della colonna attraverso alla pubblicazione dell’opuscolo numero 10. Le prime perdite la neonata organizzazione indipendente le subì l’11 Dicembre 1980 quando, Walter Pezzoli e Roberto Serafini furono intercettati a Milano da un gruppo speciale dei Carabinieri e dopo un breve scontro a fuoco rimasero a terra senza vita. Il 17 Febbraio 1980 la Brigata ospedalieri "Fabrizio Pelli" appartenente alla WA rivendicò il ferimento del direttore sanitario del Policlinico di Milano, Luigi Marangoni attraverso all’opuscolo "Attacchiamo la DC principale responsabile della ristrutturazione nell'ospedale". Prima di rientrare in azione le BR WA lasciarono trascorrere qualche mese, ma lo fecero in grande stile il 3 giugno 1981 sequestrando l'ingegnere Renzo Sandrucci, direttore della produzione dell'Alfa Romeo. Questa azione fu concepita soprattutto a scopo di propaganda attraverso alla distribuzione di vari volantini: "Attaccare il disegno controrivoluzionario del capitalismo multinazionale nel suo cuore la fabbrica" del giugno 1981, "Contributo alla elaborazione della linea politica" del luglio 1981, "Campagna nelle fabbriche" dell’agosto 1981 e "Bilancio Campagna Sandrucci" nell’autunno 1981, ma fortunatamente si concluse in modo incruento con la liberazione del rapito davanti alla Marelli il 23 Luglio 1981.Fu il periodo di massimo splendore della WA che aveva agito in sincrono con altre colonne che nel frattempo si erano staccate dalle BR, la fronte carceri con la colonna di Napoli avevano gestito la campagna Cirillo tenendolo prigioniero dal 27 Aprile al 24 Luglio 1981, la fronte carceri organizzò anche il rapimento di Roberto Peci prelevato ad Ascoli Piceno il 10 Giugno per poi essere detenuto a Roma fino al 3 Agosto 1981, infine nel veneto la colonna Annamaria Ludman rapì e tenne prigioniero Giuseppe Taliercio dal 20 Maggio al 5 Luglio.Sull’onda dell’entusiasmo, la WA nel Dicembre 1981 diffuse la sua prima risoluzione strategica, fu una gloria effimera la fine della lotta per i suoi membri era vicina.Senza che le WA riuscissero a mettere a segno qualche altro colpo significativo, il 23 Luglio 1982 in un bar milanese fu ucciso dalla polizia il militante Stefano Ferrari e il 12 novembre a Cinisello Balsamo Maurizio Biscaro morì cadendo da un cornicione mentre cercava di sottrarsi all’arresto, da quel giorno in poi l’azione delle forze dell’ordine si fece incalzante, fu un succedersi di arresti, durante i quali i membri della WA riuscirono ad emettere un solo comunicato nel Gennaio 1983 dallo speranzoso titolo "Ancora un passo". L’azione delle forze dell’ordine continuò martellante e nel Febbraio 1983 i pochi membri ancora in libertà decisero di sciogliere la colonna, la storia della WA termino così. Pur avendo operato per solo poco meno di tre anni su un totale di quasi quattromila brigatisti inquisiti quelli appartenenti alla Walter Alasia furono 123.Più corta e meno cruenta fu la storia della colonna veneta "2 agosto" che prese il nome da alcuni incidenti sul lavoro accaduti a Porto Marghera. Nel veneto a gestire le azioni delle BR era la colonna Annamaria Ludmann “Cecilia” che fra il 20 maggio e il 5 luglio 1981 rapì e detenne a Mestre l’ing. Taliercio, la gestione di questo evento portò a dei dissidi interni, per cercare di sanarli fra ottobre e novembre del 1981 si tenne a Milano una riunione della direzione strategica che non portò a nulla inducendo alcuni membri a distaccarsi per fondare la "2 agosto". L’annuncio ufficiale fu dato il 17 dicembre 1981 dalle BR - Partito Comunista Combattente, colonna Anna Maria Ludmann in coda al comunicato di rivendicazione del sequestro del generale americano James Lee Dozier.I membri della colonna non effettuarono nessuna azione armata limitandosi solo a qualche volantinaggio e furono quasi tutti arrestati dopo la liberazione del generale Dozier avvenuta a Padova il 28 gennaio 1982, ad opera di un nucleo speciale dei Carabinieri. A indicarne le generalità furono i loro ex compagni nel tentativo di alleggerire la propria posizione processuale. L’unico appartenente alla "2 Agosto" a perdere la vita in modo cruento fu Ermanno Faggiani ucciso in un conflitto a fuoco con le forze di polizia spagnole 17 marzo 1993, si era reso latitante durante un permesso dopo aver scontato otto anni di carcere in Italia.
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giovedì 19 gennaio 2006

Cuori Neri

Dal rogo di Primavalle alla morte di Ramelli 21 delitti dimenticati degli anni di piombo.

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